sabato 15 luglio 2017

LA VENERE SCHIAVA (di Piero Nicola)

Scrittori e pensatori, della donna hanno detto tutto. Di certo molto più di quanto essa sia disposta a confessare di se stessa. Come avviene di giudizi intorno a generi d'individui, le generalizzazioni sono legittime, purché si salvi l'eccezione. Alla comune compagna dell'uomo non si può di certo paragonare la santa e nemmeno l'etera o la virago.
  Dunque si volle formulare il concetto dell'eterno femminino, affibbiarvi la caratteristica del così fan tutte. La connaturata gentilezza, che va dalla voce bianca alla grazia corporea e delle attitudini, un certo modo di agire e di pensare, distinguendo la figlia di Eva offrono materia di osservazione.
  È pure evidente che le doti innate e le limitazioni costituzionali degli esseri umani condizionano la loro esistenza. Nonostante gli sforzi politici per ridurre la disuguaglianza dei sessi alla parità delle loro funzioni, sinora i potenti hanno dovuto recedere dal proposito di far gareggiare insieme uomini e donne in competizioni sportive individuali, oppure a squadre maschili e femminili contrapposte.
  Stante l'impossibilità che qualcuno abbia omesso qualcosa della condizione femminile, tuttavia mi sembra che un aspetto sia stato trascurato. Ed è la schiavitù che la bellezza impone alla femmina umana.
  Si rileva che la sua attrattiva rientra in una legge di natura, e che anche l'uomo deve poter piacere. Invece il valore soggettivo e oggettivo dell'avvenenza del gentil sesso non è confrontabile con quello del sesso forte. La moderata bruttezza non crea un complesso nel soggetto maschio, egli non deve ricorrere a espedienti per nasconderla e per apparire quello che non è; tanto meno si preoccupa di abbellirsi con trucchi e cosmetici quando la sua figura sia di già gradevole. Ripeto che i casi particolari e la dubbia mascolinità esulano dal discorso.
  Ma quando parlo di schiavitù - beninteso accetta e magari non accusata come tale - dovuta alla bellezza muliebre, non intendo riferirmi alla sua mancanza, né alla sua deficienza; ritengo schiave nondimeno quelle che non lamentano propri difetti estetici.
  Yukio Mishima ebbe a dire che "la bellezza è un dente guasto". Marcel Arland, meno pessimista e non affetto da filosofia asiatica, fa osservare a un suo protagonista, che frequenta l'affascinante ragazza di cui si sta innamorando: "Sino ad allora non avevo saputo che la bellezza fosse un dono tanto grave". E così continua: "Un giorno in cui si parlava di Geneviève in sua assenza, una sua amica fine, buona, ma d'aspetto ingrato, mormorò: 'Geneviève è bella; è molto bella'. Lo disse con semplicità, e di cuore, ma mi parve di percepire nelle sue parole un timore, una compassione, e forse un sollievo per non aver ricevuto in sorte un favore così pericoloso."
  Cionondimeno vorrei andare oltre ciò, che potrebbe apparire ancora parziale. Si pensi che, se la civetta ovvero la carente di personalità, aspirano a piacere a tutti, le altre in attesa di conquistare un fidanzato o già accompagnate, non potendo nascondere le loro fattezze,  sono esposte a ogni sorta di sguardi indiscreti e di approcci indesiderati. Esse si sentono oggetto di desiderio, un oggetto qualsiasi, giacché chi così le apprezza e fischia o fischierebbe loro dietro (all'americana) per lo più nemmeno le conosce, non rispetta la loro persona. Ecco la schiavitù della bellezza che, nonostante ogni accorgimento e contegno, presenta colei che la possiede anzitutto come un'attrattiva per la maschile concupiscenza o per la conquista. Il disgusto di piacere a chiunque, il sentirsi sempre gli occhi addosso (anche delle donne curiose e gelose), i complimenti importuni, l'essere costrette a respingere le profferte indesiderate, la tentazione di divenire esibizioniste, tutto questo fastidio diuturno, cui non ci si può sottrarre e che trova scarsa compensazione, che altro è se non una servitù? E il poter pretendere dalla vita, le esperienze procurate dalla bellezza e l'avarizia della vita rispetto alle sue promesse, la persecuzione dell'invidia, non sono una tirannia?


Piero Nicola

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