venerdì 26 maggio 2017

Lo stato contro natura: Sodomia democratica e progressiva

Due persone dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile”
Monica Cirinnà


Esaltato e incensato dal pensiero esclusivo, in circolazione tenace nel raffinato, profumato e sontuoso salotto radical chic, il vizio contro natura (e antifascista, ovviamente) irrompe nella società gongolando e squillando in forza della legge che ha il nome, venerato dagli urologi e incensato dagli uromani, di Monica Cirinnà.
La legale promozione dei vizi del basso ventre ha recente, virtuosa e gloriosa origine dalla resistenza all'etica tradizionale e dal rifiuto della normalità, giudicata quale bieca espressione di un oscuro passato medievale, ultimamente compromesso con la sotterranea, vergognosa criminalità clerico - fascista.
Debilitato (dalla defezione degli impauriti benpensanti) nella minoranza impavida, ostinatamente refrattaria all'estrema pratica democratica e progressiva, il silenziato e ghettizzata popolo della resistenza alla sodomia, non può far altro che indossare mutande di robusta, deprecata e quasi reazionaria latta. E tentare di sottrarre i bambini a una scuola inquinata dal viscido delirio dei sodomiti docenti.
Uscito dal ghetto il capovolto piacere, è incensato e onorato dagli esponenti di una democrazia vaselinosa, delirante e truffaldina.
La legislazione viziosa ha lontano e classico principio nella rassegnazione greca, dichiarata da un personaggio del teatro aristofaneo, il quale, atterrito e sconvolto dall'estensione incontenibile e minacciosa della folla pederastica, gridò: “tenete il mio mantello, gente di culo aperto, che io fra voi diserto”.
Il disperato delirio di un personaggio narrato dal grande commediografo greco, diventa la parola d'ordine del partito regressista, in corsa festosa tra le righe crepuscolari di una democrazia vaselinosa, che il compianto, preveggente professore Gianni Collu definiva aperta in tutte le direzioni del vizio.
L'Europa neopagana è percossa da crisi e tormentata da sciagure variamente colorate. Naturalmente nessuno osa parlare di castighi di Dio. La modernità ha censurato e capovolto la religione. Ultimamente la democrazia è una macchina che giustifica le minoranze festanti nel salotto dei pervertiti.
D'altra parte la lingua del santo clero è impastata dal perdonismo e dal buonismo. In altre parole: la teologia è sotto lo schiaffo dei viziosi. Le accorate lettere di Santa Caterina al papa sono aggiornate dagli applauditi e quasi venerati appelli indirizzata dall'abortista Emma Bonino all'ecumenico papa argentino.
La memoria degli insulti piovuti sull'intrepido cardinale Giuseppe Siri, che aveva osato affermarne l'esistenza dei castighi di Dio, d'altra parte, suggerisce al (non) santo clero un cauto e pavido silenzio. Di conseguenza la funzione di scongiurare i castighi di Dio è sottratta alla preghiera dei fedeli e affidata alle esercitazioni della protezione civile.


Se non che si diffonde l'ostinato, invincibile sospetto che la sciagure che affliggono la gongolante allegria nazionale (ed europea) siano conseguenze del disordine promosso da poteri scesi in guerra contro il pudore del pensiero e contro l'onestà della vita.

Piero Vassallo

Nessun commento:

Posta un commento