domenica 6 luglio 2014

Eroi della guerra perduta

I Cacciatori del Vesuvio

Eroi della guerra perduta

 Nel sincero rispetto che è dovuto ai combattenti per la libertà e nella stima per l'educazione al pluralismo in tutte le direzioni, un angolo della memoria insolente osa dire che Curzio Malaparte, autore indelicato e politicamente scorretto, sostenne (in una delle più estreme ed infuocate pagine del romanzo autobiografico La pelle) che la seconda guerra mondiale era stata vinta dai pederasti.
Vinta dai froci, si potrebbe dire, ove fosse riconosciuta l'irriguardosa e antidemocratica autorità dei dizionari etimologici, nei quali si legge che froci è l'abbreviazione romanesca dell'aggettivo italiano feroci. 
 Atteso che le ragioni della guerra dichiarata dall'Italia il 10 giugno del 1940 sono ancora nascoste nella borsa di cuoio che Mussolini aveva con sé a Dongo, è doveroso ammettere che sono invece conclamate le modalità altamente democratiche e frocie della implacabile crociata anglo-americana contro l'Italia fascista.
 L'insinuazione di Malaparte, che si legge alla luce delle inappellabili notizie divulgate dalla Storia delle aviazioni, vieta di divulgare l'azzardata e riduttiva opinione secondo cui la vittoriosa guerra contro l'Italia fu una serena e festosa anticipazione del gay pride.
 Contro l'orgoglio degli italiani renitenti e acquattati nella tenebrosa (nera) parentesi deplorata da Benedetto Croce, infatti, si rovesciò la severa ma sacrosanta collera degli educatori anglo-americani, soavemente noti con il venerato nome di liberetors ai settantamila civili vittime dei bombardamenti pedagogici
 Lo rammenta, con altra mente, Carlo Saggiomo, autore di una affascinante e amara rievocazione della disperata resistenza degli aviatori italiani contro la potente aviazione anglo-americana, impegnata alla distruzione di Napoli e all'umiliazione dell'Italia.
 Il libro, I cacciatori del Vesuvio Trenta eroici piloti a difesa del cielo di Napoli contro cinquecento bombardieri anglo-americani, edizioni Controcorrente, Napoli, si raccomanda agli italiani che rifiutano la lezione impartita dalla scolastica umiliazionista, che mette in scena soldati italiani demotivati, vigliacchi e ribelli.
 Il testo di Saggiomo, versione letteraria delle relazioni scritte dagli autori delle imprese compiute dalla nostra aviazione, dimostra, invece, che gli italiani combatterono eroicamente contro la soverchiante potenza del nemico e che le loro sacrificio merita la riconoscenza e l'ammirazione dell'intera la nazione.
 La storia rievocata da Saggiomo ha il taglio della letteratura, ma le sporadiche citazioni dei rapporti scritti dai piloti italiani avvertono il lettore che il libro rievoca una dolorosa vicenda dello sfortunato ardimento dei nostri combattenti.
 Il rapporto del Tenente pilota Riccardo Monaco ad esempio: "Quattro formazioni da sei fortezze volanti vengono da mare. Io viro a sinistra. Do al motore. Salito quanto possibile mi butto in picchiata su una formazione nemica di se, ma il fuoco contro di me era micidiale. Non ho tirato su dopo l'attacco, ma ho continuato a picchiare. ... Nello sparare ho visto una fumata bianca sprigionarsi dall'aereo colpito. ... Il mio caccia era stato crivellato di colpi. Uno aveva preso il manicotto dell'acqua che scottava, era andata in nebbia e vapore".
 La supina adesione al buonismo pontificante dalle sacre colonne del quotidiano Repubblica, infine, infine non può cancellare il quarto comandamento e con esso l'insegnamento di San Tommaso intorno alla santità di chi sacrifica la vita per difende la Patria.

 In anni segnati dal capovolgimento del patriottismo nel delirio ecumenico a Lampedusa, il ricordo di un'Italia altra può e deve attenuare la disperazione incapace di vedere il futuro della Nazione.

Piero Vassallo

1 commento:

  1. Dev'essere un testo davvero interessante! Purtroppo il buonismo imperante e intollerante ha ormai steso un velo soffocante sulla verità, che stenta ad emergere. La battaglia è dura ma va combattuta, credo sia il momento. Grazie di questa recensione.

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