lunedì 21 giugno 2010

Biografia di Piero Vassallo

Piero Vassallo, nato a Genova nel 1933, in una famiglia appartenente alla borghesia piccolissima, patriottica (il fratello del padre, tenente Silvio, fu un eroe della I guerra mondiale) ma sprovvista di beni di fortuna. Già docente della Facoltà teologica del Nord Italia. Presidente dell’associazione degli scrittori liberi del Nord Ovest, autore di numerosi saggi e articoli. Pubblicista dimissionario dall'ordine.
Da sempre sgradito ai militanti nella neodestra e/o nella sinistra estrema, è ultimamente oggetto di incandescenti attacchi da parte dei redattori di alcuni siti internet sventolanti la bandiera rossa. I redattori di tali siti, ad esempio Saverio Ferrari, citano, inventando, distorcendo e sgangherando il sentito dire intorno a un suo testo degli anni Cinquanta. Testo evidentemente da loro mai letto. A dimostrazione che l'ostinazione ideologica è nutrita dall'allergia alla carta stampata e ultimamente dalla fantasia.



Laureato in filosofia al termine di un percorso scolastico accidentato e tormentato da strutturale indocilità, malattie, bellici impedimenti, professori ignoranti e assillanti problemi economici.
La mortificante, uggiosa esperienza della scuola ha insinuato, fra le righe del suo pensiero schiettamente e risolutamente reazionario, lo stato d'animo del ribelle.
Precocemente affascinato dal mistero della scrittura conobbe e imparò ad usare le lettere dell’alfabeto prima d'iniziare la scuola. Purtroppo sapeva leggere e scrivere solamente in stampatello (i caratteri dei fumetti di Phantom, l'uomo mascherato, su cui si era formato), onde l’immediato conflitto con la scuola, che pretendeva l’uso del corsivo.
Scarsamente dotato di manualità non riusci mai a disegnare la “e” maiuscola che implacabili maestre corsiviste esigevano in luogo del rettilineo e facilmente eseguibile stampatello.
Il conflitto con la pedanteria fu di lunga durata anche a causa del pesante deficit nozionistico accumulato nelle scuole di montagna, frequentate durante gli anni dello sfollamento connesso con la II guerra mondiale, 1940-1945.
Nell'adolescenza e nella prima giovinezza, scampando a pronostici sanitari scoraggianti, aveva cercato gratificazioni e compensazioni nello sport, ottenendo risultati molto promettenti nella corsa veloce.
Il conflitto con la cultura durò fino al 1950, quando, frequentando (senza una chiara coscienza e al seguito dell'ala perdente della sua famiglia-tribù) le agitate e avventurose sedi del Msi, subì, per colpa di Giano Accame, il fascino delle idee, che la capziosità dei pedagoghi costringeva a detestare.
Ha iniziato l’attività para-giornalistica (con spericolati intermezzi attivistici) nel 1951, sollecitato da Giano Accame, instancabile talent scout e paziente educatore della giovane e ignorante destra.
Senza rendersene conto condivise l’emarginazione dell’Italia sconfitta e umiliata. Insieme con Stefano Mangiante, Giovanni Frangini, Sergio Pessot, Mauro Ravenna, Enrica Dal Negro, ciclostilò e diffuse l’animoso foglio “Gerarchia”.
Nella fase iniziale e rudimentale dell’attività pubblicistica si perfezionò nell'arte della provocazione conferendo un tagli speciale alla notizie dal Msi genovese inviate al settimanale “Asso di bastoni”.
In seguito iniziò a pubblicare succinte note, pensierini e articoli brevi su alcune riviste controcorrente, quali “Rinnovare” (rivista studentesca fondata da Stefano Mangiante, Lamberto Fodera, Giuseppe Ferraris e Luciano Garibaldi), “Nazione sociale” (direttore Ernesto Massi), “Vespri d’Italia” (direttore Alfredo Cucco), “Ordine Nuovo” (direttore Pino Rauti, animatore Clemente Graziani), “Azione” (direttore Massimo Anderson), “Carattere” (direttore Primo Siena, condirettore Gaetano Rasi), “Picchio Verde” (direttore Orazio Santagati), “La Sberla” (direttore Michele Di Bella).
Dopo gli incresciosi avvenimenti del luglio 1960 ha aderito (insieme con Giano e Franco Accame, Piero Catanoso, Fausto Gianfranceschi, Fausto Belfiori, Giampaolo Martelli, e Gaetano Falzone) ai centri tambroniani per l’Ordine Civile.
Nel biennio 1961-1962 ha collaborato allo “Stato” (direttore Gianni Baget Bozzo, capo redattore Nicola Guiso), quindi alla terza pagina del “Quotidiano” (direttore Nino Badano) e alla rivista “Il Centro” (direttore Guido Gonella).
Tra il 1963 e il 1964 ha firmato la sceneggiatura alcuni lungometraggi mandati in onda dal culturale della Rai (direttore Pier Emilio Gennarini) e apprezzati dalla critica.
Interrotta la collaborazione con la Rai a seguito di un litigio sulle correzioni ideologiche imposte a una sua sceneggiatura, ha trovato lavoro come dirigente delle vendite in un'azienda tessile americana, la Simon Ackerman.
La sua attività di lavoratore vero fece ridere alcuni esponenti della destra, festanti sui capillari del giornalismo parassitario.
Non ha rinunciato all'attività culturale, tuttavia. Nel 1964, infatti, ha iniziato lo studio della figura del Beato Francesco Faà di Bruno e ne ha tracciato un profilo (tuttora inedito).
Nel 1966, senza alcun merito, è entrato a far parte del ristretto numero dei redattori di “Renovatio”, la rivista di teologia e cultura fondata dal cardinale Giuseppe Siri.
Nelle pagine di “Renovatio”, tra il 1966 e il 1990 ha pubblicato numerosi saggi sulla presenza di torbide suggestioni neognostiche nella filosofia postmoderna e note sulla Scienza Nuova vichiana. Ancor oggi considera un onore la citazione di suoi scritti (a dire il vero non eccelsi) nel saggio di don Julio Meinvielle Dalla Cabala al progressismo.
Dal 1973 al 1983 ha partecipato attivamente ai lavori della fondazione Gioacchino Volpe e ha pubblicato articoli nelle riviste “La Torre” (direttore Giovanni Volpe), “Civiltà” (direttore Pino Rauti), “Nuova Destra”, direttore Amleto Ballarini, “Il Conciliatore” (direttore Gastone Nencioni, caporedattore Piero Capello), “L’Italiano” (direttore Pino Romualdi), “La Quercia” (direttore Pino Tosca).
Grazie a Giovanni Volpe ha conosciuto e frequentato studiosi di alto profilo quali Nicola Petruzzellis, Augusto Del Noce, Marino Gentile, Francesco Grisi, Massimo Pallottino ed Ettore Paratore.
Insieme con Francisco Elias de Tejada, Silvio Vitale, Giovanni Torti, Tommaso Romano, Paolo Caucci, Pino Tosca, Sergio Fabiocchi, nel 1974, ha fondato l'associazione italiana dei giusnaturalisti cattolici, intitolata intrepidamente a Filippo II.
Nel 1979 ha fondato la rivista “Traditio”, alla quale hanno collaborato alcuni illustri esponenti della cultura cattolica, quali Giuseppe Pace, Ennio Innocenti, Andrea Dalledonne, Giovanni Torti, Paolo Caucci, Pucci Cipriani, Sergio Fabiocchi, Daniela De Rosa, Remo Palmirani, Sergio Fabiocchi, Pucci Cipriani, Franco Antico, Piero Catanoso.
Dal 1974 collabora ininterrottamente con la fondazione Thule, fondata a Palermo da Tommaso Romano. All’inizio degli anni Novanta fonda e dirige l’agenzia “Fatti & Cultura”, foglio dell'emarginazione gridante.
Ha collaborato con “Il Secolo d’Italia” dal 1989 al 1994. Ha scritto saggi per le due riviste dirette da Siro Mazza, “Certamen” e “Alfa e Omega”. Dal 1996 al 2003 è stato editorialista dei quotidiani “Roma”, “Il Tempo”, “Il Giornale d’Italia”, “La Discussione”. Ha collaborato con le riviste “Spiritualità e letteratura”, “La Tradizione”, “L’Altra voce”, “Controrivoluzione”, “Meridiano Sud”, “il Borghese Nord” e con i sito internet “Effedieffe”, “La riscossa cristiana”, “Il culturista”.
Vassallo ha dato un forte impulso alla cultura della destra d’indirizzo tradizionale e d’ispirazione cristiana dimostrando la necessità di una ferma opposizione sia alle scuole fondate da pensatori neognostici, quali Heidegger, Benjamin, Guénon, Jonas, Evola, Calasso, Quinzio e Zolla, sia alle scuole avventurosamente alla ricerca di un accordo con le declinanti ideologie del mondo moderno. Ha condotto un’aspra polemica contro le agenzie culturali, ad esempio l’iniziatica Adelphi, che tentano di sciogliere le giuste obiezioni al moderno nelle acque corrosive della gnosi spuria.
Grazie a un approfondita riflessione sul pensiero di Francisco Elias de Tejada ha inoltre stabilito la distanza che separa la politica tradizionale da tutte le filosofie che intendono il potere politico come un assoluto intrascendibile.
Nel 2006 ha pubblicato un saggio inteso a indicare nella rinascita tomista avviata da Cornelio Fabro l’unica vera alternativa alla catastrofe del laicismo filosofico. Nel 2008 è uscito un suo saggio sulla cultura della libertà, saggio in cui ricostruisce il cammino della tradizione italiana in età moderna. Recente la pubblicazione per i tipi della veronese Fede & cultura di Memoria e progresso saggio sulle risposte cattoliche al moderno. L’ultimo suo saggio Itinerari della destra italiana, è edito da Solfanelli in Chieti. Solfanelli ha pubblicato anche Icone della falsa destra, un saggio che sviluppa le tesi esposte in Itinerari della destra cattolica, e Rosso su nero in collaborazione con Sergio Pessot.

(r. b.)

Nessun commento:

Posta un commento