mercoledì 28 giugno 2017

Specchiati attori e registi della debragatio americana

E' necessario incrociare i popoli europei con razze asiatiche e di colore, per creare un gregge multi-etnico senza qualità e facilmente dominabile dalla élite al potere”.
Richard Kalergi Coudenhove


Il debragante americanismo, in corsa velenosa e oscena nei servili, imbalsamati pensieri dei politicanti progressivi (ossia svelti di mano), suscita il desiderio di considerare ed esplorare seriamente le ragioni, che circolano nel calunniato e silenziato margine destro, luogo abitato dai refrattari e dagli irriducibili al pensiero strozzino a all'imbastardimento dei popoli cristiani e perciò favorevoli al rovesciamento e all'avvicinamento dell'Europa porno-catatonica alla vitale Russia di Vladimir Putin.
Fino a ieri, il paralizzante, minaccioso spettro dell'invasione sovietica, aveva, intossicato e alterato la filosofia politica europea, facendo sprofondare il pensiero del vecchio continente nelle note intorno alla surreale e beffarda canzonetta di Renato Carosone, (“tu vuò fa' l'americano”) aria ultimamente interpretata (eseguita a gola strozzata) dai muratori infaticabili di una democrazia obbediente ai finanzieri associati all'aureo club dello spregiudicato e trionfante Georges Soros.
Purtroppo al fumo, emanato dai forni del potere iniziatico d'America, si aggiungono gli affliggenti sospiri in uscita dal girotondo vaticano a due piste surreali: la sequela del modernismo incappucciato e soggiacente e il travestimento - il nascondimento – della nuova teologia (di Karl Rahner e ) nella confusa ombra della pio conformismo.
Terminata (se così può dirsi) nel cimitero della storia la sfida, che opponeva l'America liberale alla Russia sovietica, il fulmineo tramonto dell'ideologia marxiana e lo stabilimento di un potere post-moderno nella Russia del geniale e intrepido Vladimir Putin, hanno finalmente indicato agli europei non decerebrati e non debragati, una praticabile quantunque ardua via d'uscita dall'incuboso/vaselinoso (ma venerato e premiato) colonialismo passivo, stabilito dagli strozzini a stelle e strisce e promosso dalla torbida, accecata cupidigia di servilismo degli americanofili d'Europa.
Tramontano e si disperdono, in una funerea notte valpurghiana, gli argomenti (i filosofemi a stelle e strisce), che stordivano e accecavano i cercatori di riparo dal tramontato errore sovietico, rifugiandoli sotto le ali strozzine del capitalismo a stelle e strisce.
L'insudiciante e livido potere liberale, esercitato dalle banche vampiresche, che obbediscono al classico (e criminogeno) delirio massonico, ultimamente rinnovato e arroventato dall'usuraio nippo austriaco Richard Kalergi (1894-1972), esercita una influenza umiliante e tossica nella cultura e nella politica delle nazioni colonizzate, ossia ingannate, addomesticate e asservite da classi politiche strozzine, impropriamente dette umanitarie e liberali.
Ora la via d'uscita dalla devastazione attivata scientificamente dagli stregoni al servizio del capitalismo bancario/concentrazionario e dalla politica gregaria, si intravede nella resistenza di un'intrepida minoranza cattolica alle imperiose/minacciose esortazione onusiane, rutti di mente, finalizzati alla giustificazione e alla promozione del vizio contro natura.
Si tratta di suggestioni promosse dal potere strozzino/iniziatico, al fine di promuovere la sterilità sodomitica, apprezzata e quasi venerata quale motore di quel nuovo razzismo – che progetta di incrociare la sopravvissuta minoranza di europei europei con gli immigrati afro-asiatici.

Il fine degli imbroglioni incardinati nel sistema triadico - banca, loggia e vespasiano - è il controllo di un docile gregge multi etnico, simile al popolo senza volto, che fu rappresentato (negli anni quaranta del secolo scorso) in un quasi profetico fumetto intitolato al mago Mandrake, in allora irriducibile avversario della stregoneria capitalista.

Piero Vassallo

sabato 24 giugno 2017

JO, EL REY (di Piero Nicola)

Ritratto di Bruno Cicognani
di Oscar Ghiglia
Del grande scrittore sepolto nell'oblio, Bruno Cicognani, serbavo un ricordo delizioso grazie a Villa Beatrice (1931) e a La Nuora (1954). La lettura d'un articolo di Papini mi ha fatto incontrare il Cicognani drammaturgo, che diede alle stampe Jo, el Rey (1949) ristabilendo la verità storica su Filippo II, in particolare sulla tragedia che coinvolse il re, suo figlio Don Carlo e la regina Elisabetta di Valois. La vicenda sarebbe nota. Il bigotto e tirannico monarca spagnolo sposò la principessa francese, già promessa al principe Carlo, del quale ella poi s'innamorò. Filippo volle che il figlio fosse accusato di alto tradimento per aver cospirato con i fiamminghi, ordito il parricidio e messo gli occhi sulla regina. Don Carlo ritorse le accuse contro il genitore mendace, geloso e dispotico, il quale lo fece morire in carcere.
  "Quando la gente comincia a urlare 'al lupo, al lupo'," esordisce Papini nell'articolo, "non c'è la peggio. Persino un can da pagliaio può sembrare, agli occhi degli impauriti, un feroce sgozzator di montoni. E la bugia, quando si cristallizza in leggenda. e la leggenda vien trasfigurata dai poeti, ha le gambe assai più lunghe della storia.
  "Questa disavventura postuma è toccata anche a Filippo II", figlio di Carlo V.
  Di già, non c'è barba di storico che possa mantenere un punto di vista oggettivo e neutrale, ma sovente nemmeno i fatti storici vengono trasmessi dai puntuali addetti ai lavori: essi giungono ai posteri attraverso sentimentalismi, dicerie faziose e interpretazioni di artisti (narratori, drammaturghi, musicisti, pittori, ecc.)
  Sappiamo bene che lo scrittore che riproduce un importante evento civile approfitta delle lacune dei documenti e delle testimonianze per il componimento, soggetto alla sua mentalità, alle sue passioni, alle sue credenze, ovvero a una propria tesi. Tuttavia non gli è lecito alterare i fatti producendo un falso storico, tanto più quando gode di vasta notorietà e di prestigio, come Vittorio Alfieri, che scrisse Filippo, come Federico Schiller, che scrisse Don Carlos e come Giuseppe Verdi, che musicò un libretto composto seguendo il dramma del poeta e filosofo tedesco. Se possiamo considerare leciti pretesti letterari le vicende di antichi personaggi, quando le propensioni e gli intenti degli autori siano assai palesi, si tratta invece di frode e d'inganno presso gli studenti e il vasto pubblico la falsificazione operata dagli autori suddetti. Del resto essa è conforme alle loro vite sregolate e immorali. Però il discredito dovuto al cattivo esempio non tolse loro la fama di pensatori e artisti eccelsi.
  Il celebre nobile piemontese che si faceva legare alla sedia per applicarsi al suo lavoro, e che dichiarò "volli, fortissimamente volli", fu un seduttore di donne sposate e un debole pensatore, che dovette ricredersi su una serie di cantonate ideologiche, che andarono dall'affiliazione alla massoneria all'ammirazione per la Rivoluzione francese. Schiller, cresciuto luterano, e romantico al pari dell'altro, fu insofferente dell'autorità, disertò dall'esercito, falsò la fine di Giovanna D'Arco. Invero dalle penne famose infatuate di sé, obbedienti alle leggi e agli effetti della creazione letteraria, non c'è da aspettarsi sincerità e veridicità. Manzoni non sarà stato parziale prendendosela con gli spagnoli? Shakespeare almeno si attenne alla dialettica magnifica, senza essere troppo partigiano, né rivoluzionario né conformista.
  Tornando al dotto Papini, riferisce che "quando il Gachard pubblicò, nel 1863, i documenti di archivio che rimettevano a posto le cose e distruggevano in ogni sua parte la truce leggenda inalzata alla poesia dall'Alfieri e dallo Schiller, il vecchio Saint-Beuve scrisse uno dei suoi lucidi articoli che concludeva con un malinconico monito agli scrittori di teatro, i quali, secondo lui, ora che la scienza storica aveva parlato, non avrebbero più potuto trar materia di drammi, come tanti loro predecessori d'ogni paese, dalle fantastiche vicende di Filippo e di Don Carlos".
  Riguardo a Jo el Rey, veniamo a sapere che "non è il frutto di una improvvisazione. Bruno Cicognani ha meditato e maturato il suo tema per venti anni, memore del detto che il tempo non rispetta quel che fu fatto senza di lui." Egli "ha osato comporre un dramma su Filippo e Don Carlos, seguendo fedelmente, e a volte troppo minutamente, la storia vera ed è riuscito a fare opera che ha già trionfato sulla piazza del Duomo di San Miniato, in quattro sere d'agosto, e che resiste felicemente anche alla lettura." "A San Miniato gli applausi crebbero di sera in sera, specialmente nelle ultime due recite, quando i posti lasciati liberi dal 'bel mondo' e dall''alta critica' furono occupati dal vero popolo, da quel popolo che fu, sin dai tempi di Eschilo, il legittimo giudice del teatro tragico. E tutti si commossero e molti piansero."
  Altri tempi...


Piero Nicola

domenica 18 giugno 2017

I MINISTRI DELL'INVERSIONE (di Piero Nicola)

Gli esecutori delle disposizioni mondialiste vanno sull'onda del capovolgimento. Poiché le cose capovolte destano meraviglia e rompono la plumbea atmosfera che avvolge i sensibili, è agevole presentarle giuste, lodevoli, commoventi. I gestori della politica, autorizzati dal popolo sovrano, hanno preso dimestichezza coi doni che incantano il pubblico, è per loro facile illustrarli e scansare i rappresentanti delle minoranze attaccati alle cose che andrebbero per il loro verso.
  Ma devono essere i rettofili a non aver capito come prima il mondo andasse a rovescio, quando i sodomiti erano considerati invertiti persino dalla Scienza. Non intendono che il mondo andava rettificato, almeno in certe faccende di capitale importanza, come la concessione dell'assoluta uguaglianza a tutte le inclinazioni umane, eccezion fatta per quelle dei fascisti e dei fedeli alla lettera della divina legislazione.
  Ultimamente - ma il progetto umanitario aspettava da tempo -  la maggioranza degli eletti alla Camere vuole approvare una nuova legge buonissima, una legge tanto debita quanto misericorde, quella dello jus soli. Non importa se i romani, soliti cinici, presto la chiameranno jus sola. Per ogni evenienza, il mite capo del governo si è fatto coraggio scendendo in campo con un discorsone. Il volto contrito, democristiano, egli si è fatto paladino dei poveri bimbi nati e cresciuti in Italia e figli di stranieri, magari figli di stranieri ignoti, giunti da noi mediante la criminale tratta degli innocenti. Quei bimbi, o ragazzotti e signorine che essi siano diventati, hanno diritto alla cittadinanza nazionale.
  Naturalmente Bergoglio, che prosegue a capovolgere la dottrina di Gesù Cristo (secondo i ragionatori figli del mondo sorpassato), gongola e non spreca parole inutili, non si sporca la lingua entrando nella diatriba politica. Egli si è già espresso a iosa circa l'accoglienza di "gente d'ogni sorta" (termine usato dagli appartenenti al mondo retrogrado) e circa l'uguaglianza universale.
  I Grillo, i Salvini, le Meloni spregiano la nuova legge, s'indignano, si ripetono, adducendo le solite obiezioni. Non capiscono che di fronte all'idea che ai miseri bambini si tolga un diritto, si spezzi l'avvenire di cui godono i loro coetanei italiani (i quali sperano di sfuggire alla povertà e alla disoccupazione che li minaccia e di farsi all'estero una vita degna delle loro capacità - ma di fronte ai buoni sentimenti tutto questo scompare), non capiscono, dicevo, che sono perdenti in partenza.
  Io, che sono un po' birichino e anche pietoso nondimeno verso gli sconfitti, voglio suggerire loro un espediente del vecchio mondo, un argomento suscettibile di risollevarli. Dico: e perché i poveri figli del Bel Paese dovrebbero essere defraudati della loro eredità, che lo jus soli impoverirebbe e soprattutto guasterebbe? Forse che la cittadinanza non è un bere ereditario, trasmesso dai padri alla loro discendenza? Forse che tutto ciò che nel Paese è pubblico, e viene dal sudore, dal sangue e dalle virtù dei padri, non spetta ai figli?  Per caso i democraticissimi diessini e i loro fiancheggiatori (che ci tengono tanto ai propri averi) sono diventati comunisti? Eccome lo negherebbero! Ma si smentiscono, perché il principio dello jus soli altro non è che comunista. E non già comunista patriottico, ma internazionalista, pertanto fuori della realtà, come ogni dottrina che pretende di ignorare usi, costumi, lingua e tradizioni dei popoli. Tanto è vero che l'Unione Europea si è dimostrata una finzione: ogni popolo resta un ente, una persona, che difende i suoi interessi bassi e alti, lo vogliano o meno i suoi governanti e i signori di Bruxelles.
  Checché ne dicano, nemmeno questi politici pietosi vorrebbero che al proprio paese, nella loro città, la loro cucina, le loro sagre, le loro usanze venissero imbastardite. I proclami secondo i quali il miscuglio delle culture è proficuo mostra la corda. Non si salvano capra e cavoli. Per la legge della incompenetrabilità dei corpi, se entra lo straniero con la sua cultura, la cultura locale ne soffre. Altrimenti ne nasce un miscuglio alieno. Ma quanti ospiti sulla nostra terra sono disposti a rinunciare alla loro mentalità? Non molti, e bastano i musulmani a formare delle colonie, come quelle dei nomadi ("zingari" dicono ancora quelli di Casa Pound, usando il vecchio dizionario). Se poi qualche sprezzante di sinistra (che per ogni evenienza ha pronta l'accusa di fascista) e il sapiente Bergoglio parlano delle storiche invasioni barbariche in Italia, o degli Stati Uniti formati dall'afflusso di ogni razza, o delle emigrazioni di italiani nelle Americhe, è facile mostrargli la loro insipienza o la loro mala fede. I barbari si fecero romani e cristiani. Il coacervo americano fu plasmato con un certo stampo liberale, e tuttora laggiù ne portano le conseguenze. I nostri connazionali portarono all'estero lavoro, ingegno e civiltà, e non solo mafia colpevolmente tollerata.
  Ma con la demagogia si ragiona male e si compete peggio. E ho un bel suggerire ai Salvini e alle Meloni che questi demagoghi sono i primi prigionieri del loro strumento fascinatore: senza l'assistenza di Dio, gli integralisti fuori del mondo, non hanno speranza di spuntarla. 
  Vale la pena aiutarli ancora un poco.
  Il primo ministro ha dichiarato che lo jus soli distingue un paese civile. Egli si permette di tacciare di inciviltà i molti Stati, tra i quali la Svizzera, che stabiliscono il principio dello jus sanguinis.
  Esistono già condizioni legali, ritenute eque, per concedere la cittadinanza italiana a stranieri residenti nello Stivale.
  E dovremmo condannare l'Australia, che ha risolto il problema preliminare dell'immigrazione irregolare?
  Dal sito Internet di BBC News apprendiamo che:
I due principali partiti politici dell'Australia, la coalizione Liberal-Nazionale e l'opposizione del Lavoro, sostengono forti politiche di asilo.
Dicono che il viaggio che i richiedenti asilo fanno è pericoloso e controllato da bande criminali e hanno il dovere di fermarlo.
Il governo di coalizione ha reso ancora più rigida la politica australiana in materia di asilo quando ha preso il potere nel 2013, introducendo l' operazione Sovereign Borders , che mette i militari nel controllo delle operazioni di asilo.
Sotto questa politica, le navi militari pattugliano le acque australiane e intercettano le imbarcazioni migranti, rimorchiandole indietro in Indonesia o rimandando i richiedenti asilo in gommoni o imbarcazioni di salvataggio.
Il governo afferma che le sue politiche hanno ripristinato l'integrità dei suoi confini e hanno contribuito a prevenire la morte in mare.
Tuttavia, i critici dicono che l'opposizione all'asilo è spesso motivata dalla razza e danneggia la reputazione australiana.
Quando i richiedenti asilo raggiungono l'Australia in barca, non vengono tenuti in Australia mentre i loro reclami vengono trattati.
Invece, vengono inviati ad un centro di elaborazione offshore. Attualmente l'Australia ha uno di questi centri nella nazione dell'isola del Nauru e un'altra sull'isola di Manus in Papua Nuova Guinea.
Anche se questi richiedenti asilo si trovano come rifugiati, non è permesso di stabilirsi in Australia. Essi possono essere sistemati in Nauru o Papua Nuova Guinea, e quattro sono stati stabiliti in Cambogia ad un costo riferito di A $ 55m (£ 28m, $ 42m).
I gruppi dei diritti dicono che le condizioni nei campi PNG e Nauru sono assolutamente inadeguate, citando una scarsa igiene, condizioni dure, calore eccessivo e mancanza di strutture.
La Corte Suprema della Papua Nuova Guinea ha stabilito in aprile che la limitazione del movimento dei richiedenti asilo che non hanno commesso alcun reato è incostituzionale.
Il primo ministro del paese ha poi chiesto all'Australia di chiudere il centro.
Ma l'Australia non è disposta ad accettare i 850 uomini che si trovano al centro e non è chiaro dove dovranno stare.
La probabile chiusura dell'isola di Manus significa che i richiedenti asilo potrebbero essere trasferiti a Nauru, il che dice che ha spazio aggiuntivo.
Oppure potrebbero essere portati nel territorio australiano dell'isola di Natale, dove c'è un centro di detenzione esistente.
Tuttavia, difficilmente cambia la linea dura dell'Australia sull'immigrazione.

Piero Nicola

  

sabato 10 giugno 2017

Le ragioni dell'utopia forzanovista

Nella selva delle ombre politiche, proiettate sullo schermo del malessere dall'abbassamento della teologia vaticana, dalla corruzione liberale della borghesia e dalla fumosità culturale a destra del nulla, un'interessante (benché minoritaria e calunniata) eccezione è rappresentata dal movimento patriottico Forza Nuova, la vivace e disciplinata organizzazione anticonformista, costituita in Roma da Roberto Fiore e dal compianto Massimo Morsello.
La finalità del movimento, figura esemplare della destra oscurata dalla convergenza contro di essa dell'economia forcaiola e della politica di servizio, è la ragionevole e inflessibile difesa dei princìpi della tradizione cristiana, vivente in Italia, nonostante l'afflusso di denaro mitteleuropeo (massonico) nelle pingui casse delle scuole truffaldine, intitolate al cosmopolitismo, al nichilismo, all'usura e alla pederastia, astro luminoso dell'avvenire mondialista.
Fiore osa sfidare apertamente i guru e gli attori della cultura strozzina, oggi in devastante circolazione nelle società avvelenate dal denaro dei corruttori e agitate dal canonico, irriducibile entusiasmo degli utili idioti (laici e clericali).
La politica e l'economia degli italiani, infatti, sono appiattite sotto l'impellente e ruvido schiaffo dalle associazioni finanziarie costituite per opprimere e delinquere.
Si tratta di camarille (massonerie) costituite per impoverire e devastare i popoli refrattari alla superstizione neopagana, affidando il loro malessere a uomini politici aderenti alla figura che il comico Gilberto Govi definiva indossatori di braghe molle.
Al proposito si rammenta che il 16 settembre 1992, un sommo speculatore, il miliardario Georges Soros, attaccò la Banca della nostra economia, vendendo lire italiane allo scoperto, un'operazione acrobatica e spregiudicata, che costò alla Banca d'Italia (in ultima analisi agli italiani) la vertiginosa perdita di quarantotto miliardi di dollari.
Allarmato dalle continue aggressioni alla stabilità dell'economia nazionale, l'animoso movimento di Roberto Fiore ha costituito un intrepido argine a difesa dei princìpi dell'economia e della politica nazionale.
Forza Nuova, pertanto, dichiara l'adesione ai princìpi indeclinabili della trazione italiana: rifiuto della criminosa logica abortista, blocco dell'importazione di alieni, refrattari alla nostra tradizione e alla nostra storia, messa al bando delle società segrete, superamento dell'economia liberista, sradicamento del cancro usuriero, ripristino del Concordato dal 1929.
Le proposte di Forza Nuova indicano la soluzione dei problemi generati dalla suggestione festante nel sottosuolo, in cui hanno origine progressiva gli incubi, che comandano l'economia strozzina, impropriamente e sfacciatamente intitolata alla libertà.

Si spera pertanto che la critica forzanovista al pensiero impropriamente detto liberale diventi oggetto di riflessione e di aperto dibattito da parte della maggioranza degli italiani, che sono impoveriti e tormentati dall'economia strozzina, prima di essere assordati e tacitati dal vano fracasso sollevato dai partiti politici e dai quotidiani di servizio.

Piero Vassallo
  

venerdì 26 maggio 2017

Lo stato contro natura: Sodomia democratica e progressiva

Due persone dello stesso sesso costituiscono un'unione civile mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile”
Monica Cirinnà


Esaltato e incensato dal pensiero esclusivo, in circolazione tenace nel raffinato, profumato e sontuoso salotto radical chic, il vizio contro natura (e antifascista, ovviamente) irrompe nella società gongolando e squillando in forza della legge che ha il nome, venerato dagli urologi e incensato dagli uromani, di Monica Cirinnà.
La legale promozione dei vizi del basso ventre ha recente, virtuosa e gloriosa origine dalla resistenza all'etica tradizionale e dal rifiuto della normalità, giudicata quale bieca espressione di un oscuro passato medievale, ultimamente compromesso con la sotterranea, vergognosa criminalità clerico - fascista.
Debilitato (dalla defezione degli impauriti benpensanti) nella minoranza impavida, ostinatamente refrattaria all'estrema pratica democratica e progressiva, il silenziato e ghettizzata popolo della resistenza alla sodomia, non può far altro che indossare mutande di robusta, deprecata e quasi reazionaria latta. E tentare di sottrarre i bambini a una scuola inquinata dal viscido delirio dei sodomiti docenti.
Uscito dal ghetto il capovolto piacere, è incensato e onorato dagli esponenti di una democrazia vaselinosa, delirante e truffaldina.
La legislazione viziosa ha lontano e classico principio nella rassegnazione greca, dichiarata da un personaggio del teatro aristofaneo, il quale, atterrito e sconvolto dall'estensione incontenibile e minacciosa della folla pederastica, gridò: “tenete il mio mantello, gente di culo aperto, che io fra voi diserto”.
Il disperato delirio di un personaggio narrato dal grande commediografo greco, diventa la parola d'ordine del partito regressista, in corsa festosa tra le righe crepuscolari di una democrazia vaselinosa, che il compianto, preveggente professore Gianni Collu definiva aperta in tutte le direzioni del vizio.
L'Europa neopagana è percossa da crisi e tormentata da sciagure variamente colorate. Naturalmente nessuno osa parlare di castighi di Dio. La modernità ha censurato e capovolto la religione. Ultimamente la democrazia è una macchina che giustifica le minoranze festanti nel salotto dei pervertiti.
D'altra parte la lingua del santo clero è impastata dal perdonismo e dal buonismo. In altre parole: la teologia è sotto lo schiaffo dei viziosi. Le accorate lettere di Santa Caterina al papa sono aggiornate dagli applauditi e quasi venerati appelli indirizzata dall'abortista Emma Bonino all'ecumenico papa argentino.
La memoria degli insulti piovuti sull'intrepido cardinale Giuseppe Siri, che aveva osato affermarne l'esistenza dei castighi di Dio, d'altra parte, suggerisce al (non) santo clero un cauto e pavido silenzio. Di conseguenza la funzione di scongiurare i castighi di Dio è sottratta alla preghiera dei fedeli e affidata alle esercitazioni della protezione civile.


Se non che si diffonde l'ostinato, invincibile sospetto che la sciagure che affliggono la gongolante allegria nazionale (ed europea) siano conseguenze del disordine promosso da poteri scesi in guerra contro il pudore del pensiero e contro l'onestà della vita.

Piero Vassallo

giovedì 25 maggio 2017

DEFUNTI E COSCIENZE: VITTIME D'UNA PROPAGANDA (di Piero Nicola)

Torno su una requisitoria già svolta assai, ma occorre controbattere la propaganda pervicace e insidiosa.
 Difendere risolutamente una tesi politica contro l'opposizione politica, trovandosi al vertice del potere, è sempre stata ritenuta un'azione dittatoriale. Da noi, le massime cariche dello stato democratico sono costituite al di sopra delle parti. La regola sussiste sebbene sia stata trasgredita, sebbene nella patria della democrazia il Presidente USA abbia ampia facoltà di fare politica, con poteri governativi e di propaganda.
  Ma l'arbitrio di cui sopra sarebbe il meno, se consistesse, poniamo, in una manovra per far cadere un capo del governo. L'insistente opera di persuasione proveniente dal vertice, accusato da Salvini (stando alle informazioni della stampa) di pratica complicità con gli scafisti negrieri, non si fida più dei suoi fallaci argomenti multietnici, che stentano a fare presa sulla gente preoccupata dall'invasione extraeuropea; perciò batte e ribatte sul sacrosanto, ineccepibile principio secondo il quale chi è in pericolo di morte, deve essere soccorso e salvato. Con questo, anziché aver detto l'ultima parola che tappa la bocca al contraddittore, viene carpita la buona fede del cittadino, si inganna la sua coscienza, operando un'omissione clamorosa circa il caso concreto. Se l'evento funesto - che nonostante ogni sollecitudine provoca morti e disgrazie - è evitabile e il soccorritore può prevenirlo, anche su di lui ricade la colpa, a lui spetta la responsabilità sacrosanta di adoprarsi affinché la disgrazia non possa avvenire.
  È notorio come si svolga il soccorso in mare degli stranieri imbarcati su natanti non solo inadatti a raggiungere l'approdo, ma positivamente destinati a un imminente naufragio. La flotta nazionale e le organizzazioni non statali, pronte a intervenire, non impediscono che molti emigranti periscano, anche in condizioni atmosferiche normali. Inoltre molti trasportati nella tratta operata dagli scafisti (tratta innegabile, i capibarca essendo considerati fuorilegge e perseguiti dai tutori della legge) subiscono coercizioni e violenze anche mortali. Si pensi nondimeno ai tanti bambini mandati allo sbaraglio senza alcun loro genitore o parente. Pertanto la nazione che si incarica di trarre in salvo i prossimi all'annegamento ha la responsabilità di evitare le morti e le violenze subite nella suddetta circostanza. Forse che a tale nazione mancano i mezzi per farlo? No di sicuro.
  Dei criminali portano esseri umani in condizioni di perdita della vita, addossando il loro scampo a uno Stato straniero, il quale non potrà mettere tutti al sicuro. Le democrazie invocarono simili crimini per intraprendere azioni di guerra contro i criminali La morale senza bisogno di etichetta prescrive tale sollecito provvedimento, che dovrebbe assumere lo Stato cui spetta di sconfiggere la tratta. E per farla cessare, per far cessare gli affondamenti e i decessi di ogni genere, basta riportare sistematicamente i naufraghi nel luogo da cui sono partiti. L'unico motivo valido per non farlo sarebbe quello di sottrarli alle mani dei loro aguzzini, che però devono essere debellati da chi di dovere. Il motivo dell'accoglienza di disperati costretti alla fuga non regge. È dimostrato dai segni delle violenze loro usate in terra libica che si tratta d'un commercio di tipo schiavistico, in cui sono coinvolti anche individui privi di diritto d'asilo. Se ne hanno le prove e le riprove. L'indispensabile cernita di chi ha diritto d'asilo esclude il ricevimento di una massa eterogenea. Forse che, prima di prendere il mare, si trovano in uno Stato che perseguita i rifugiati, che intende affamarli e li costringe alla fuga?  Lo Stato libico è sovrano, riconosciuto dall'Italia, dalla UE, dall'ONU, e non viene accusato di siffatte persecuzioni.
  Ora, la Libia non provvede in nessun modo. Se il governo libico, che ha la giurisdizione sulle genti venute nel suo territorio, si giustifica con la propria impotenza, deve chiedere aiuto all'Italia e accettare l'intervento italiano, in mancanza del quale si diventa corresponsabili del delitto, proprio come sostiene Salvini.
  Non basta. La extraterritorialità delle acque internazionali non giustifica i comportamenti illeciti, tanto più quando interferiscono con l'azione di soccorso operata dallo Stato che raccoglie i naufraghi. Quelle navi di organizzazioni sedicenti umanitarie che vanno a prendere i naufraghi, partecipano della responsabilità della tratta e dei suoi esisti nefasti, che esse siano autorizzate o no dal governo italiano, e a prescindere dagli interessi che possano avere nella faccenda. Esse non hanno alcuna facoltà di giudicare i diritti di esuli goduto dagli emigranti, né di stabilire dove essi debbano essere sbarcati. Tuttavia la colpa maggiore ricade su Roma, che contribuisce al traffico infame. Andando in acque internazionali a prendere i prossimi immigrati e permettendo ad altri di fare lo stesso, Roma permette la prosecuzione del fenomeno esiziale, che cesserebbe con una semplice dichiarazione di non volervi consentire. L'Australia ha agito così verso gli stranieri provenienti dall'Asia navigando su boat people di fortuna.
  Dal sito Internet di BBC News apprendiamo che:
I due principali partiti politici dell'Australia, la coalizione Liberal-Nazionale e l'opposizione del Lavoro, sostengono forti politiche di asilo.
Dicono che il viaggio che i richiedenti asilo fanno è pericoloso e controllato da bande criminali e hanno il dovere di fermarlo.
Il governo di coalizione ha reso ancora più rigida la politica australiana in materia di asilo quando ha preso il potere nel 2013, introducendo l' operazione Sovereign Borders , che mette i militari nel controllo delle operazioni di asilo.
Sotto questa politica, le navi militari pattugliano le acque australiane e intercettano le imbarcazioni migranti, rimorchiandole indietro in Indonesia o rimandando i richiedenti asilo in gommoni o imbarcazioni di salvataggio.
Il governo afferma che le sue politiche hanno ripristinato l'integrità dei suoi confini e hanno contribuito a prevenire la morte in mare.
Tuttavia, i critici dicono che l'opposizione all'asilo è spesso motivata dalla razza e danneggia la reputazione australiana.
Quando i richiedenti asilo raggiungono l'Australia in barca, non vengono tenuti in Australia mentre i loro reclami vengono trattati.
Invece, vengono inviati ad un centro di elaborazione offshore. Attualmente l'Australia ha uno di questi centri nella nazione dell'isola del Nauru e un'altra sull'isola di Manus in Papua Nuova Guinea.
Anche se questi richiedenti asilo si trovano come rifugiati, non è permesso di stabilirsi in Australia. Essi possono essere sistemati in Nauru o Papua Nuova Guinea, e quattro sono stati stabiliti in Cambogia ad un costo riferito di A $ 55m (£ 28m, $ 42m).
I gruppi dei diritti dicono che le condizioni nei campi PNG e Nauru sono assolutamente inadeguate, citando una scarsa igiene, condizioni dure, calore eccessivo e mancanza di strutture.
La Corte Suprema della Papua Nuova Guinea ha stabilito in aprile che la limitazione del movimento dei richiedenti asilo che non hanno commesso alcun reato è incostituzionale.
Il primo ministro del paese ha poi chiesto all'Australia di chiudere il centro.
Ma l'Australia non è disposta ad accettare i 850 uomini che si trovano al centro e non è chiaro dove dovranno stare.
La probabile chiusura dell'isola di Manus significa che i richiedenti asilo potrebbero essere trasferiti a Nauru, il che dice che ha spazio aggiuntivo.
Oppure potrebbero essere portati nel territorio australiano dell'isola di Natale, dove c'è un centro di detenzione esistente.
Tuttavia, difficilmente cambia la linea dura dell'Australia sull'immigrazione.

  In questo affare mediterraneo gli interessi politici e di potenti singoli o di potenti gruppi di varia specie sono evidenti. I nostri capi subiscono costrizioni e minacce? Almeno conservino una parvenza di dignità e stiano zitti nel loro malgoverno, si astengano dalle imposture che corrompono il popolo abituandolo alla falsità, a coprire la più deleteria immoralità con una foglia di fico.


Piero Nicola

giovedì 18 maggio 2017

LA CHIAMANO "BUROCRAZIA" (di Piero Nicola)

    Il Manzoni dice che, nel secentesco Ducato di Milano, una grida proibiva ai parrucchieri di lasciare il ciuffo, caratteristico dei bravi. Le gride erano tali e tante che il dottore Azzecca Garbugli spiega a Renzo come "a ben maneggiare le gride, nessuno è reo, nessuno è innocente". In seguito, secondo il bravo giovane "comanda chi può, obbedisce chi vuole", mentre gli avventori della locanda lamentano che le leggi "son tutte angherie, trappole, impicci".
  Mutatis mutandis, sembra di trovarsi al giorno d'oggi. La pletora della legislazione, che spesso si risolve in norme contrastanti, contribuisce  all'arbitrio del più forte, nella concorrenza delle opposte fazioni e nel prevalere delle organizzazioni criminali. Da un lato, la potestà civile fa mostra di essere ligia alla più scrupolosa amministrazione della giustizia, emanando un profluvio di norme e regolamenti, conformi alle direttive europee, infine secondo la politica dei poteri mondialisti. Dall'altro lato, corrotta e impotente, essa cerca di far rispettare le gride, salvo il volere delle forze fuorilegge, mai debellate. E ci sarà pure una ragione se le pubbliche amministrazioni e la magistratura prendono non di rado provvedimenti clamorosamente contraddittori, e se, sotto la coperta delle garanzie e dei diritti umani, vige un regime di pene lievi e alleviabili.
  In particolare, chi patisce dell'andazzo e i politicanti, che di esso approfittano, accusano l'anonima burocrazia, invece di accusare del marasma paralizzante sia le regole sofistiche, incongruenti o sbagliate, le quali discendono da principi infami (uguaglianza impossibile o contro natura, libertà abusiva, fraternità o solidarietà malintesa e deleteria), sia coloro che vi pongono mano.
  Flavio Briatore, rispondendo in un'intervista, ha così sbottato: "Troppa burocrazia. Vendo tutto e lascio l'Italia". Egli se la prende con l'"invadenza mediatico-giudiziaria". Avendo una partecipazione nella Società Cerra, che costruisce un edificio di divertimento in Provincia di Lecce, le aspettative dell'imprenditore sono state frustrate dall'intervento della magistratura, che ha bloccato il cantiere per irregolarità edilizie.
   Ora gli aspetti del problema sono due. L'uno, consiste nell'eccesso di legali limitazioni poste alle imprese d'ogni sorta, per cui, in pratica, è impossibile fare alcunché senza trasgredire (all'intoppo contribuisce l'interesse pretestuoso delle associazioni ambientaliste). L'altro (forse taciuto o forse per avventura inesistente) è dato dalla corruzione (su cui influiscono non poco i ricatti e le minacce), per la quale chi può elude le leggi, o le rende quasi inefficaci, e mette a tacere gli autori delle denunce.
  Briatore spera di aver mano libera all'estero, di godervi d'un sistema giuridico equo ed efficiente? Può darsi che in certi paesi la cosa giusta abbia luogo in qualche misura. Di sicuro, ormai il mondo è schiacciato dal tallone perverso, e non se ne esce bene dappertutto. Le conseguenze dei capisaldi ideologici funesti invadono il pianeta.


Piero Nicola

sabato 13 maggio 2017

Il progetto di Tommaso Romano: Una destra d'ispirazione cristiana

Il presente testo è l'esito di una lunga e avvincente conversazione con Tommaso Romano, uno fra i più autorevoli e geniali interpreti della destra felicemente non compromessa con l'azzoppante/incapacitante disordine finiano, ossia testimone di un pensiero non devastato e non depistato dal delirio al galoppo nel vuoto mentale.
L'ingente opera di Tommaso Romano contiene, oltre la esatta misurazione del malessere gongolante nell'area destra, assordata dai megafoni del nulla, la ragione dell'obbligo di restaurare la fedeltà della politica ai princìpi del diritto naturale. Obbligo scioccamente disatteso dal disordine mentale al potere nella destra, durante l'infelice, sgangherata e sconquassante segreteria di Gianfranco Fini.
Alla cultura della destra nazionale (ridotta al lumicino da una gestione incoerente e dispersiva, quasi al limite della flatulenza urlante) incombe l'obbligo di affermare e diffondere la tradizione cattolica, la sola atta a contrastare il desolante malessere di stampo laicista e massonico.
La destra – secondo la cultura fedele alla indeclinabile tradizione – è l'antidoto al sistema della menzogna, che avvilisce e avvelena gli italiani e abbassa la politica nazionale al livello di un umiliante sedile offerto alle incubose, dirompenti natiche della cancelliera di Germania.
Il fondamento spirituale della vera destra è, infatti, la fedeltà a quella sapienza cristiana, irriducibile ai teutonici furori, sapienza che ha attribuito alla nazione italiana, luce del Medioevo e intralcio alla rivoluzione, un indeclinabile primato spirituale e civile.
Ora la cultura della destra italiana è strutturalmente cattolica, ossia, giusta la definizione di Francisco Elias de Tejada, fedele a una tradizione spirituale, refrattaria alle chimere modernizzanti, che volano – indisturbate – nei circoli (o pii circhi) disorientati e paralizzati dalla strutturale fragilità, ultimamente al potere nel Vaticano.
Il compito di una destra fedele al primato, che compete alla nobile tradizione nazionale, è dunque la netta separazione della strenua conformità ai princìpi cattolici dalla sterile e vana tentazione di imitare le teologiche, modernizzanti acrobazie, messe in scena dalla volubilità del clero affarista e politicante.
L'orizzonte della destra è la risoluta confutazione degli errori generati dalla fantasticheria contemplante una nebbiogena confusione tra progresso temporale e progresso intellettuale.
Di qui la tenace e intelligente fedeltà di Tommaso Romano, in questo degno erede e continuatore dell'opera di De Tejada, oltre che testimone di un cattolicesimo immune dalle tentazioni al compromesso, voglie circolanti e scivolanti nei nudi e talora osceni corridoi del potere clericale.
L'attività culturale e politica svolta fedelmente da Tommaso Romano, infatti, percorre, con acuta e disciplinata intelligenza, una via divergente dal conformismo, fanfara che avvilisce e tormenta i margini e le cupole della Chiesa post-conciliare.

Da tale azione discende l'autorità, che ha fatto avanzare il pensatore ed editore Tommaso Romano nella prima e prestigiosa fila del cattolicesimo immune e refrattario ai suoni sgradevoli, prodotti delle trombe squillanti nei teatri occupati dalla disgustosa cagnara prodotta dai modernisti.

Piero Vassallo
 

mercoledì 10 maggio 2017

Il cammino bancario della democrazia: dalla pallacorda alla corda strozzina

Allons enfants. Le borse gongolano. Gli speculatori esultano. La insanguinata corda della rivoluzione giacobina è ripulita e nobilitata dall'uso bancario.
Il salotto buono squittisce. I giornalisti di servizio al gettone applaudono a scena aperta. Maurizio Ferrara sostiene invece che stiamo contemplando (si spera senza rimpianti) le “macerie del novecento”. Si è tentati di sostenere che assistiamo al tramonto della illuminata modernità.
Nella nazione madre della chimera democratica e progressiva, il candidato europeista alla presidenza della repubblica, Emmanuel Macron, rappresenta, senza il ritegno del pudore, il progetto post rivoluzionario e ultra moderno, ossia la conferma della rovinosa chimera, che fa oscillare la politica occidentale tra la fortuna degli usurai e il celebrato paradosso formulato dal cantante di Poggio Bustone, Lucio Battisti: guidare a fari spenti nella notte.
In fondo alla notte totale già si profila l'alba tragica, che illumina il rovesciamento del permissivismo e del buonismo nella sventura islamica.
Ectoplasma della ideologia finanziaria, propriamente detta rivoluzione dello strozzo francese, il gongolante Macron gode dell'approvazione e del sostegno dei poteri anticristiani e anti popolari, insediati nelle fumose officine degli speculatori, nelle logge degli iniziati ai misteri del sottosuolo e nelle banche, luoghi sacri al delirio e tempietti, nei quali si produce la depressione dell'economia, lo scialo dell'onesto benessere delle famiglie, l'avvilimento e il capovolgimento delle virtù civiche, la depravazione della letteratura e l'eclissi del pensiero filosofico .
In vista del decisivo ballottaggio la vela laica e democratica di Macron, è gonfiata dai sospiri e dalle irose flatulenze dei conformisti, offesi e allarmati dal senso comune interpretato da Marion Le Pen, ostinata navigatrice nella controcorrente, che si oppone al nichilismo.
I filosofi al seguito di Cacasenno sono in allarme. L'inno dei marsigliesi squillanti si rovescia e si capovolge, infatti, nei gridolini dei pederasti in giustificata apprensione e nei gargarismi dei giornalisti a libro paga degli insaziabili usurai.
I miliardi di George Soros pesano sul giornalismo e sulla teologia debole, tuttavia non conquistano il cuore dei cristiani, rattristati e avviliti, non domati e non trascinati dall'alta e pia pusillanimità dei loro pastori.
Incalzata e stordita dalle grida dei giornalisti progressivi, una stretta maggioranza di elettori è, infine, persuasa e conquistata dalle autorevoli flatulenze, che squillano nelle cancellerie europee – specie in quella occupata dalla rumorosa domatrice germanica - e nelle piste del radical chic.
L'Europa ufficiale vorrebbe calpestare, avvelenare il diritto naturale e silenziare la fede cristiana, le radici che mantengono in vita le patrie irreali. Se non che la ribellione della destra francese costituisce un imprevisto ostacolo, detestato non abbattuto dai furenti sacerdoti del libertinismo.
Il voto francese rivela l'insofferenza e la refrattarietà della vasta parte del popolo, che è ancora fedele all'idea della nazione primogenita della Cristianità. Il totalitarismo della dissoluzione incontro un ostacolo imprevisto nella patria della moderna rivoluzione. L'avanzata della cultura postribolare patisce il morso casalingo della refrattarietà. Diminuisce la lontananza dal giorno propizio al capovolgimento dell'allucinazione giacobina.


Piero Vassallo

venerdì 5 maggio 2017

LA GRAVE INSUFFICIENZA DEI 4 CARDINALI DUBBIOSI (di Piero Nicola)

Il dovere dei cardinali e, in loro difetto, di ogni altro membro della Chiesa, è quello di difendere la Verità contro errori ed eresie. Anche ammettendo che un documento importante (Amoris Laetitia) avente la pretesa d'appartenere al magistero universale (sottoscritto da Bergoglio), fosse soltanto ambiguo, ovvero potesse essere interpretabile in senso ortodosso, la voluta mancanza di una debita risposta da parte dell'autore pone ipso facto quest'ultimo nell'eresia, nella perdita dell'autorità, nell'usurpazione. Infatti si tratta di aver leso gravemente alcuni dogmi (il vigore della Legge di Dio, ammettendo la coscienza quale giudice della colpa o dell'innocenza individuale, la relativizzazione del Sacramento del Matrimonio, del peccato di sodomia, della condanna del pubblico peccatore e dello scandalo). Dunque i quattro porporati, che avevano richiesto la spiegazione, non potevano esimersi dall'andare sino in fondo.
  Sicché la questione finisce qui.
  Ma occorre considerare l'opera di presunti tutori della Verità, i quali approvano e condividono l'operato di quei cardinali che hanno domandato chiarimenti a Bergoglio in merito ad Amoris Laetitia, senza aver tratto le ineludibili conseguenze dal mancato responso.
  In Fidesetratio - Sito ufficiale dell'associazione Fides et Ratio di Mons. Antonio Livi -  compare un'intervista fatta il 18 nov. 2916 al monsignore da Benedetta Frigerio per La nuova Bussola Quotidiana..
  In una prima risposta, l'effetto del sinodo che ha fatto capo all'esortazione conclusiva "è stato quello di un tremendo 'disorientamento pastorale'", con l'episcopato "irrimediabilmente diviso sulle questioni più importanti riguardanti il dogma e la morale della Chiesa, e anche sull'autorità del Papa". Però "il disorientamento  [...] non è prodotto direttamente dai lavori del Sinodo né dalla Amoris Laetitia, ma dal modo con cui l'opinione pubblica cattolica è stata informata [...] Lo scopo, il valore e i risultati dei lavori sinodali - ivi compresa l'esortazione post-sinodale scritta dal Papa - non sono stati apprezzati sufficientemente dai fedeli, frastornati [...] purtroppo anche dalle interpretazioni faziose che ne hanno dato vescovi, sia progressisti sia conservatori".
  Piacerebbe sapere quali vescovi conservatori abbiano dato "interpretazione faziose", ossia eccessive.
  "Per questo motivo mi rallegro assai e benedico Iddio per l'intervento pubblico dei quattro cardinali, i quali si collocano al di sopra delle diatribe ideologiche e mirano soltanto a ri-orientare i fedeli cattolici e a salvaguardare l'unità della Chiesa".
  Quest'ultimo passo conferma come quelle eminenze non si siano veramente opposte all'errore e intendano mantenere l'unità di quella che non è più la Chiesa, ma una pseudo-chiesa che propaga l'eresia.
  È mai possibile lodare la richiesta (disattesa) di lumi su cruciali punti di dottrina, ritenendo che i quesiti avanzati siano suscettibili di "ri-orientare" i fedeli e di mantenere "l'unità della Chiesa"? No di certo. L'errore va rimosso da colui al quale spetta di rimuoverlo, altrimenti dev'essere condannato.
  Il teologo Livi, interrogato, affronta l'oggetto della "diatriba": oziosa, in quanto si tratta di un oggetto improponibile perché, di per sé, contravviene al dettato divino, che in proposito fu per sempre chiaro e definitivo.
  Egli dice che i problemi gravi contenuti nel capitolo ottavo del documento incriminato "sono la fedeltà alla Tradizione della Chiesa in materie davvero fondamentali, come sono i sacramenti della Nuova legge: il Battesimo, il Matrimonio, la Penitenza [Confessione], l'Eucaristia [...] Il Papa parla della dottrina come di qualcosa di statico e di formalistico che, all'atto pratico, deve essere messo da parte. Il documento tradisce una mentalità erroneamente 'pastorale', che in realtà è la sudditanza psicologica alla falsa teologia del progressismo storicistico, per cui la Chiesa dovrebbe cambiare la verità rivelata da Dio per assecondare le presunte esigenze del cosiddetto 'mondo moderno'".
  Egregio teologo, possiamo toglierci da ogni incertezza! Gli provvedimenti eretici a tale riguardo, gli ultimi sedicenti papi li hanno pressi a iosa. Giovanni XXIII col pelagianesimo di encicliche e atti che ponevano la vasta possibilità per non cattolici di fare il bene salvifico, quanto meno il bene sociale sufficiente. I suoi successori, con il laicismo del diritto alla libertà religiosa e della separazione dello Stato dalla Chiesa nondimeno negli Stati cattolici, che è la detronizzazione del Signore, ecc. ecc.
  L'autore passa al "discorso sulla coscienza, svolto in contraddizione con la dottrina della Chiesa". "La coscienza del singolo fedele, secondo l'esortazione apostolica, può legittimamente ritenere non vincolante un comandamento di Dio se non lo 'sente' come applicabile al suo caso concreto".
   Stando così le cose, ce n'è abbastanza per accusare la violenza usata al Vecchio e al Nuovo Testamento.
  Ma il Livi osserva che "la coscienza non è un cieco strumento soggettivo: è un atto dell'intelligenza che 'legge' nella realtà concreta l'ordine o il disordine oggettivo rispetto alla volontà salvifica di Dio". E aggiunge: "La coscienza di ogni fedele cristiano percepisce sempre benissimo il bene e il male in relazione ai comandamenti di Dio [...] Ogni cristiano sa, nel suo intimo, che la disobbedienza ai comandamenti di Dio è la propria rovina".
  Fa specie che questo studioso ignori i vari generi di coscienza di chiunque, cristiano o non cristiano. Si ricorda l'importanza della coscienza assistita, retta, verace? Non basta conoscere i Comandamenti per rispettarli in coscienza. Esiste quella vera e quella falsa "a seconda che il giudizio pronunciato concorda o no con la norma oggettiva (legge). La falsità del giudizio può essere imputabile o no al soggetto; nel primo caso la coscienza è detta vincibilmente erronea [...] nel primo caso è quindi imputabile [...] La coscienza falsa (erronea) è detta lassa se esagera la illiceità [...] Cauteriata è la coscienza che in modo abituale ha raggiunto il massimo lassismo; farisaica è la coscienza di chi giudica dei propri doveri con falso criterio comparativo, dando soverchia importanza a cose di poco conto e trascurando obbligazioni gravi. A seconda della fermezza del giudizio in cui essa consiste, la coscienza è certa o dubbia [...] La norma della nostra condotta deve essere la coscienza certa" (Dizionario di teologia morale, Ed. Studium, 1954). In conclusione, la coscienza erronea fa giudicare lecito l'illecito, e il fatto che sia colpevole non muta il giudizio, che fa commettere il peccato. Perciò il cristiano può giustificare l'errata interpretazione del comandamento con una coscienza pervertita. "Nel suo intimo" (coscienza), non riconosce di disobbedire al Signore.
  Dopo aver sostenuto di non aver mai riscontrato nelle confessioni chi non si accusi sinceramente circa trasgressioni in materia grave alla legge di Dio, il nostro teologo ci stupisce dicendo che "è un gran danno alle coscienze dei fedeli un discorso come quello della Amoris Laetitia che sembra incoraggiare i fedeli a mentire a se stessi e alla Chiesa ritenendosi 'senza peccato' per una presunta mancanza di consapevolezza o condivisione della legge morale".
 L'osservazione è contraddittoria e non regge. Se ai fedeli si dicesse che la propria ignoranza serve per assolversi, essi cesserebbero d'essere ignoranti innocenti e non potrebbero assolversi. Viceversa si dice senz'altro che la loro coscienza (ritenuta buona) può assolverli.
  Infatti il discorso prosegue con un ripensamento, tuttavia di nuovo errato: "I casi che vengono presi in esame - quelli relativi a fedeli regolarmente coniugati che si separano dal legittimo coniuge e convivono more uxorio con un'altra persona - non ammettono in realtà l'ipotesi astratta di una mancanza di consapevolezza o di piena condivisione della legge morale: tali persone sanno benissimo di essere in stato di peccato mortale e di non poter ricevere l'assoluzione sacramentale".
  Ciò spesso non è vero. Se fosse vero, "tali persone" sarebbero bensì immuni dal cattivo ammaestramento. Esse possono giudicare (coscienza) colpevolmente di essere giustificati e di meritare i Sacramenti. Naturalmente a questo peccato contribuisce assai l'attuale pseudo-chiesa.
  L'affermazione secondo cui "Pastori della Chiesa" sono assistiti da Cristo mediante lo Spirito Santo con "le grazie necessarie, a cominciare dal carisma dell'infallibilità nell'insegnamento ufficiale della dottrina rivelata" ci sorprende, in quanto coloro che riconoscono Bergoglio come papa, negano l'infallibilità del suo "insegnamento ufficiale", che dovrebbe valere al massimo grado, al di sopra di quello degli altri "Pastori". Tale negazione è indispensabile per conservare a Bergoglio l'indispensabile prerogativa dell'infallibilità pontificia, nonostante il suo magistero riconosciuto erroneo. Si badi che esso implica la fede e i costumi.
 Del resto, questo papa riconosciuto da Antonio Livi , "ha deciso di fare sue alcune proposte ["durante i lavori del sinodo"] e di respingerne altre, ma lo ha fatto con quella 'voluta ambiguità' che io ho deprecato più volte [...] E l'ambiguità è inaccettabile in un documento che pretende di essere magistero ecclesiastico".
  Si dichiara che Bergoglio esercita un "magistero ecclesiastico", cioè universale, "inaccettabile", che quindi non può essere infallibile, mentre dovrebbe esserlo per poter sostenere che Bergoglio è papa.


Piero Nicola

Il buonismo quale flagello dell'economia

Prima di ragionare intorno ai problemi sollevati dall'immigrazione dei terzomondiali, può essere utile riflettere su due cifre estratte dal vasto e inquietante catalogo, in cui sono elencati i problemi, che assillano e tormentano gli italiani: 3.100.000 disoccupati e 3.931.133 extracomunitari presenti sul nostro territorio.
Le due cifre dell'angosciante malessere italiano (e francese, per inciso) costituiscono il risultato di un delirio politico, lanciato al galoppo sulle piste dell'immigrazione da iniziati e da politici coatti, che imitano la trapassata utopia americana e importano le sue ingenti e macroscopiche contraddizioni.
Ora è difficile e forse impossibile capire e sottoscrivere – senza condividere il sodomitico proverbio, che declina il sadismo viaggiante nei piaceri attivi nell'alta finanza – i motivi che inducono il sommo miliardario ineconomico Georges Soros ad apprezzare un fenomeno oscuro e desolante, quale è la crisi economica in atto in Italia.
Il pensiero anticattolico e la attività del noto miliardario danneggiano una nazione ingegnosa e laboriosa, opponendosi alla forte attrazione, che la nostra civiltà e il nostro onesto benessere esercitano sui terzomondiali.
Di qui il sospetto che l'immigrazione sia approvata, incoraggiata e facilitata dai banditori del capitalismo selvaggio, stregoni impegnati a inquinare e devastare il resto dell'Europa cristiana, in vista della sua decadenza e del suo affondamento in quel paludoso e fetido assolutismo, che è propriamente detto civiltà bancaria.
Corre anche l'obbligo urgente di riscattare le ragioni dell'opposizione al capitalismo, che furono abusare dalle criminogene impresa dei comunisti e dei nazisti e con loro squalificate e liquidate dalla trionfante guerra di liberazione americana.
Al proposito è necessario rammentare che il terrifico spettro dell'opposizione comunista e nazista al capitalismo giustifica (surrettiziamente e arbitrariamente) l'attività di quell'ideologia liberalista, che sta avvelenando e impestando (salve poche e nobili eccezioni, la Russia di Putin, ad esempio) l'umanità postmoderna.
Di qui l'inutilità dei partiti oggidì vanamente e storditamente collocati a destra del capitale, quindi l'urgente necessità di aggiornare e riabilitare le tradizionali ragioni della resistenza al potere degli usurai, ragioni che furono avvelenate e vanificate dagli utopisti sovietici, prima di essere rapite, abusate e screditate in via definitiva dal nazionalsocialismo.
La correzione dello scenario politico, attualmente alterato dall'utopia neo liberale, dipende dalla entrata in scena di una cultura politica atta a coniugare l'irriducibilità al capitalismo e la emancipazione dell'economia dalle soffocanti ipoteche accese dagli usurai.
Il compito della cultura d'ispirazione cristiana, finalmente in uscita dal labirinto in cui si aggirano i fantasmi delle paradossali rivolte gregarie, è la riabilitazione del sano ottimismo, antitesi allo stordimento buonista e unica alternativa a quella tetra mitologia denatalista, che ha esposto la civiltà occidentale al rischio di oscillare tra le pessimistiche, funeree suggestioni intorno al regresso demografico e l'ottimismo, in corsa demenziale e cimiteriale in direzione del lupanare cosmico, alternativa allegramente e fruttuosamente promossa dai post comunisti e dai radical chic.
E' dunque evidente la necessità di far uscire la cultura della destra dal labirinto americano, in cui circolano i fumosi prodotti della obbedienza alle leggende intorno al primato dell'economia. Fu tale la linea tracciata dagli studiosi radunati intorno alla Fondazione Volpe, linea purtroppo non condivisa dai militanti di una destra conformista, che inseguiva e insegue le cieche e rovinose chimere del liberalismo.


Piero Vassallo