mercoledì 10 agosto 2016

La ragione del revisionismo: Demistificare la patria della cuccagna buonista

 Lo svolgimento grottesco della campagna elettorale americana – quasi un rovesciamento della politica nel film “Totò, Peppino e la Malafemmina” - espone gli europei ad un estremo e fatale rischio, il rassicurante/disarmante potenziamento della castrante convinzione intorno alla inoffensiva e amichevole stupidità americana.
 Purtroppo la deliziosa, immagine che la politica americana offre di sé, contiene il velenoso ingrediente della simulata dabbenaggine, un galoppante cavallo di Troia, che fa entrare nei libri di storia e nell'immaginario cinematografico dei popoli europei, la mitologia intorno alla bonarietà appartenente, in sommo e pio grado, alla nazione atlantica, liberatrice e giusta per antonomasia.
 Abbagliati dalla cinematografia hollywoodiana e flesciati dalla chiacchiera degli iniziati ai misteri massonici, gli opinionisti europei e i loro lettori credono fermamente nella storica, perpetua e invincibile giustizia dei liberatori d'Oltre Oceano.
 Censurata l'imbarazzante memoria dei campi di concentramento, pensati e organizzati dal generale Dwight Eisenhower per rieducare incolpevoli prigionieri tedeschi esponendoli alle atroci intemperie, l'America si offre all'ammirazione degli europei quale faro della Bontà democratica, vincitrice della guerra contro la feroce barbarie dei tedeschi e dei giapponesi.
 L'enormità dei crimini commessi dai tedeschi e dai giapponesi non giustifica la vendetta cieca e sadica dei vincitori, ad esempio il bombardamento al fosforo su Dresda e i devastanti bombardamenti atomici del 7 e 9 agosto 1945 su Hiroshima e Nagasaki, aggressioni sterminatrici, compiute dagli anglo-americani (a guerra da loro già vinta) senza altro motivo che l'intenzione di mostrare i loro formidabili muscoli
 Purtroppo i bombardamenti scientifici sui giapponesi sono interpretati, da storici democratici, ignari del rischio del ridicolo, quali bisturi di una illuminata, chirurgica strategia, intesa ad evitare le mostruosità della guerra convenzionale.
 Solamente alcuni marginali refrattari osano rammentare che nell'estate del 1945 l'esercito giapponese era stremato e che gli americani potevano concludere vittoriosamente la guerra senza ricorrere all'uso delle mostruose bombe atomiche.
 Al proposito non è lecito dimenticare che lo sterminio dei civili giapponesi fu compiuto dagli americani al seguito di una ragione non onorevole: evitare il rischio di affrontare la disperata difesa dei soldati giapponesi.
 La storiografia al potere in Occidente ha origine dall'impunita dottrina, che giustifica il massacro dei civili al fine di evitare che i militari corrano il rischio contemplato nelle dure leggi di guerra.
 Sostenuta dalla propaganda buonista, la fede europea nella indeclinabile dignità della cuccagna americana causa l'emergenza del politicamente esangue e il trionfo di una storiografia in oscillazione perpetua tra il culto della vittoria atlantica e la felicità dei presunti beneficiari.
 Emerge, infine, l'albero di una cuccagna concepita dalla volontà di umiliare i sudditi del sogno americano.


Piero Vassallo

lunedì 8 agosto 2016

IL MORBO CIVILE (di Piero Nicola)

Mi è capitato di sentire un giovane medico, prestante e vitale, irridere un suo conoscente pessimista. "Vede tutto nero" ha detto, "deve aver vissuto esperienze sbagliate e vorrebbe vendicarsi sparlando degli altri e buttando fuori giudizi catastrofici".
  Secondo lui il menagramo non doveva essere che un vinto, esacerbato dalle frustrazioni.
  Per il momento, lascio da parte il destino dell'anima di quell'uomo di spirito, che magari si compiace della pseudo-chiesa messasi al passo con i tempi. Interessa osservare le minacce evitabili (assenti in altri tempi maggiormente normali) che insidiano il futuro del gagliardo realista, il quale accetta i pro e i contro del presente, amando la vita e così com'è.
   Prendiamo atto che egli è giunto alla sua età con uno spirito vincente. Forse le circostanze familiari e sociali gli sono state propizie. Però non è escluso che sia di quelli che se la cavano mentendo anche a se stessi. Forse si è tratto d'impaccio grazie alla sua forza intrinseca e giovanile. Ma quali sono gli ostacoli che lo aspettano? Basterebbe che incappasse in uno solo di questi inciampi (non evitati, anzi voluti dal governo civile) per rompergli le uova nel paniere? Vediamo quali essi siano.
  Egli può usufruire del divorzio, dell'unione civile o semplicemente della rispettata convivenza. Un legame di coppia si troverà pure nel suo avvenire e, perché no? avendo dei figli, giacché soprattutto la sua donna ambirà al proprio completamento esistenziale diventando madre. Ora, chi sfugge a qualche fastidiosa discordanza con il compagno e, data la licenza dei costumi, a un piccolo tradimento che punge l'orgoglio, oppure a una certa flessione del desiderio reciproco, o infine a una combinazione di due o più fattori disgreganti? Avendone il destro, chi rinuncia a una maggiore felicità che gli si prospetti?
  Quando il matrimonio fosse legalmente indissolubile salvo casi eccezionali, e lo Stato promuovesse l'antica onestà dei rapporti fra i sessi, il nostro bravo amico correrebbe molto meno l'alea di dover rifare la coppia e di ritrovarsi con successive insoddisfazioni, non traumatizzerebbe i figlioli della famiglia liquidata, non dovrebbe sostenere un aggravio economico e diversi travagli a causa di tale rottura, né sostenere possibili casi di coscienza (anche il più corazzato ne possiede una) bensì nei confronti dell'ex consorte o, viceversa, non dovrebbe subire il di lei abbandono. Riguardo alla prole, la sua autorità, il suo diritto ad allevarla ed educarla, sarebbero ben meno compromessi.
  Un secondo ostacolo messo sul suo cammino (che la potenza dello Stato può togliere di mezzo e non lo fa) consiste nella droga. La droga non è quella cosa che riguarda soltanto gli altri, può toccare a chiunque come una delle sciagure più perniciose. Ammettiamo che il Nostro sia un maschio equilibrato, che fumò spinelli da studente, che fiutò cocaina ai festini senza prendere il vizio. Ma, quand'anche la sua cara metà non ci sia cascata, i figli sono soggetti al pericolo di cadere nel vizio esiziale, nonostante la famiglia solida e attenta. In questa vita si sopravvive a qualsiasi disgrazia, ciò non toglie che si resti scossi nella propria sicurezza.
  Allorché si scopre che il proprio ragazzo o la figliola pendono dal lato omosessuale, incoraggiati dalla società e dalle scuole di vario genere che predicano non solo il rispetto dell'innaturale rapporto, ma invogliano gli indecisi e i deboli alle esperienze più stolte, mentre i pervertiti sono facilitati intendendo afferrare le loro prede, allora il genitore, figlio del secolo, mostra qualcosa che sta fra l'indifferenza e la perfetta comprensione, sebbene avesse desiderato un nipotino autentico, erede del suo Dna, e non un prodotto di complicati traffici e alchimie. A questo punto, ci asteniamo dall'indagare la sua intima condizione.
  A proposito della procreazione, chi dice che la sua compagna non possa mettere al mondo una creatura naturalmente e voglia ricorrere ai vari metodi artificiosi, e che egli non ne sia, suo malgrado, disgustato?
  Ancora una volta un sistema politico che rivaluti l'etica precedente (checché se ne dica, un regime di tal fatta avrebbe oggidì, in questa palude delle idee, tutto l'agio di ripristinare valori, di esaltare le patrie glorie e il senso dell'onore, il sentimento della nazione e della sua difesa armata) mette al suo posto l'omosessualità e la procreazione mostruosa, diminuendo drasticamente gli effetti deleteri dell'una e troncando quelli dell'altra.
  Il tipo preso in esame è un edonista. Essendo soltanto tale, non esiste essere umano più di lui soggetto alla sazietà, alla noia, alla depressione e alla pazzia. Dandosi ai godimenti voluttuosi, nessuno più di lui rischia di finire nella schiavitù dei vizi. Se ama le donne, una non gli basta, e si caccia in un ginepraio di relazioni, in un seguito di convivenze, da cui verrà fuori certamente malconcio.
  Non si creda che di questa  sorta di crisi sia estraneo lo Stato. Esso è lungi dal mobilitare gli spiriti in modo ideale e sociale. E dev'essere raro che nella professione abbracciata, nell'eventuale impegno di solidarietà umana, non si insinui il verme della corruzione, dal momento che la corruzione - dalla politica alla mafia - si diffonde ovunque. Invano l'individuo si illude all'americana. L'illusione marcisce in lui che vi resta abbarbicato. Già la maggioranza popolare si sta staccando dal viscido inganno, ha perduto la fiducia nella classe dirigente. Elezioni e altri fatti lo dimostrano.
  Poniamo che costui dal facile sorriso tra le labbra volitive sia un cinico coriaceo. Viene il giorno in cui la crudele malattia o la vecchiaia gli smorzeranno il buon umore, e il passato non supplirà al presente, tanto meno nel domani spaventoso per l'estremo salto nel buio che lo aspetta.
  Riesce forse il beato ottimista a giungere indenne alla meta, superando la corsa ad ostacoli che l'attende? Riesce a danzare sul fallimento democratico, a cavalcare la tigre nel disincanto e nella soddisfazione, degni d'un iniziato finanziere di Wall Street? È piuttosto difficile. Ad ogni modo, perseverando sino all'addio a questo suo paradiso, non sfuggirà al tranello diabolico: la sua superba spregiudicatezza gli costerà un passaggio sulla barca di Caronte.
  Quanto ai poveri di spirito, il loro scapito terreno e ultraterreno è pure assicurato, quando potrebbe essere di gran lunga inferiore.
  È proprio come se ci fosse una terapia che guarisce alcune serie malattie epidemiche, e il medico non la prescrivesse per sue convenienze personali. Il rappresentante del popolo propina un farmaco dal gusto stuzzichevole, accresciuto con nuove aggiunte piccanti. La massa presa in cura un po' ne è stanca e subodora il raggiro, ma ancora aborrisce le medicine amare e le iniezioni dolorose. Piuttosto che assaggiare il rimedio che ricorda l'olio di ricino, trangugia la solita pozione dolce e drogata. Eppure non è escluso il sorgere di bravi persuasori, capaci di esaltare la sana virtù della cura eroica.


Piero Nicola

giovedì 4 agosto 2016

Il "femminile" splendore della democrazia

 All'attento osservatore dei ritratti storici non può sfuggire la suggestiva e fascinosa somiglianza che corre tra l'occhio imperiale di Alessandro il Macedone e la luce democratica emanata dallo sguardo elettrico/magnetico della presidenta (italiana) della Camera dei deputati, onorevole dott. Laura Boldrini.
 Ora la storica – demoimperial - somiglianza costringe gli osservatori obiettivi ed onesti a riconoscere che la democrazia italiana ha una struttura squisitamente e delicatamente femminile e un inconcusso, splendido fondamento nella tradizione imperiale dei macedoni.
 Tacciano dunque i fascistottardi in agguato nell'ombra squallida e vile della maldicenza e dell'invidia.
 Si vergogni e si taccia il leghista Matteo Salvini, moralista ignaro dello splendore della democrazia aperta in tutte le direzioni del piacere.
 Spenga il suo sfacciato sorriso la camicia nera Carla Meloni, erede di una colpevole refrattarietà all'uso spregiudicato e brillante del sesso.
 Si nascondano i cattolici refrattari e/o scioccamente ostili ai nobili, avanzanti piaceri del sesso contro natura.
 Si riconosca finalmente che la presidenta Laura Boldrini completa il glorioso, cosmico triangolo cui alludeva e tendeva il binomio costituito dalla vergine Camilla e dalla madre dei Gracchi. Compendio delle profondità italiane al femminile, infatti, la signora Laura Boldrini – testimone della splendente dottrina elucubrata dalla signora Lia e cantata da Claudio Baglioni – ha acceso il pio rogo, nel quale stanno bruciando le false virtù e gli squallidi divieti dei preti e dei reazionari di varia e obsoleta risma.

 Dal fuoco democratico si leva finalmente l'inconfondibile profumo della pederastia, splendida e virtuosa attività promossa del potere democratico in fase avanzata.  Avanti popolo? La sodomia la trionferà? Mah, esclamava il refrattario Giovanni Volpe, quasi in previsione del punitivo e disgraziato sbarco islamico.  

Piero Vassallo

martedì 2 agosto 2016

BERGOGLIO & Co. MERCANTI NEL TEMPIO (di Piero Nicola)

Tutto è già stato detto. Nei nostri ambienti pullulano le costatazioni, tempestive e sovente concordi, dei misfatti, dogmatici o meno, compiuti in crescendo dalla chiesa che usurpa il titolo di cattolica. Sembra giunta l'ora di passare dalle parole alle azioni fisiche conseguenti, per quelli che ne abbiano l'attitudine e il coraggio. La fede e le opere... Purtroppo non si vede l'ombra di soggetti che entrino nei Luoghi Santi a contestare le profanazioni, che rovescino i banchi dei venditori di falsità e corruttori di anime avviate all'inferno. Diffondendo illusioni, essi operano all'inverso del ministero per Cristo, con Cristo e in Cristo.
  Che cosa meritano costoro che hanno eliminato il peccato mortale e contraffatto la Scrittura? Qualora fossero da considerarsi ordinati e consacrati, in quanto nessuno può scomunicarli benché, di fatto, siano apostati e propagandino eresie, se non si manifestano tangibili segni di rigetto nei loro confronti, lo scandalo appare inevitabile; è inevitabile il danno per gli ignari peccatori abbandonati all'inganno. Mi pare che S. Atanasio abbia agito recisamente contro la chiesa ariana allora imperante.
  Gli infedeli maomettani invitati in chiesa, alla Messa, a parlare dal presbiterio, più che costituire un ennesimo scandalo sono stati un suggello ulteriore, una rifinitura della massima e inverosimile eresia che accomuna Dio con Allah, la Religione con le false religioni, i nemici del Signore con il Corpo Mistico, con la Comunione dei santi. Senza contare lo sfregio inferto ai sacri decreti della Chiesa.
  Dunque c'è poco da aggiungere a ciò che è stato pubblicato. Ma un paio di note sintetiche non guasterà riguardo alla minaccia dell'Islam violento.
  Sotto un certo aspetto, essa sarebbe trascurabile. Il male fatto alle anime è senz'altro incomparabile con sciagure d'altro genere. S. Agostino non ritenne disastrose le invasioni barbariche, ma quasi un salutare castigo del Cielo. Il dogma secondo il quale tutti i non cattolici portatori delle loro fedi costituiscono un attentato alle anime, perché promuovono le loro credenze venefiche o tendono ad imporle, basterebbe a tagliare la testa al toro.
  Ma l'Islam amico e pacifico? Ecco la trappola tesa agli ignoranti e ai creduli, agli ignavi e agli insipienti, tesa anzitutto dal clero e dai politici venduti.
  Il Corano dice che è lecito ingannare l'infedele col comportamento e con la menzogna. Perciò il  musulmano non è credibile nei suoi atteggiamenti verso l'infedele. È vero che ci sono regimi di nazioni islamiche i quali stringono patti o alleanze con paesi occidentali e ne rispettano i cittadini. Anche individui seguaci di Maometto si comportano allo stesso modo. Ammesso e non concesso che approfittino un po' della riserva mentale che li giustificherebbe presso la loro dottrina, ogni religione ha pure i suoi eretici.
  Il libro sacro dell'islamismo comanda la guerra santa di conquista, di fronte alla quale il fare proseliti passa in sottordine. Quindi il machiavellismo dell'espansione islamica può rinunciare alla propaganda, mentre occupa con un'emigrazione consistente le terre che potranno essere conquistate. Infatti le conversioni di maomettani sono una rarità, la loro integrazione è tutt'al più apparente e sempre pronta a rientrare nei ranghi, i loro costumi illegali nel paese ospitante sono mantenuti per quanto possibile, e grazie alla connivenza dei governanti. Tali popolazioni di immigrati assomigliano a quei settari costretti ad essere dormienti, in attesa di poter levare il capo.
  La legge coranica prevede che, al di fuori dei guerrieri, i rispettivi civili possano limitarsi ad appoggiarli. Per la suddetta doppiezza loro concessa è sconsiderato fidarsi di quelli che mostrano di dissentire dalla guerra santa.
  La questione dei terroristi. - In tale contesto di contrapposizione possibilmente armata verso gli infedeli, facilmente i terroristi suicidi o uccisi vengono considerati martiri ed eroi. Di nuovo, i correligionari che li condannano sono poco attendibili. E gli ortodossi convinti che il paradiso stia all'ombra delle spade, quale obiezione farebbero al Califfato deciso ad applicare con rigore la legge del Corano? Le crudeltà sono per loro una faccenda marginale. Ed è secondaria la condizionata benevolenza proposta ai suoi dal fondatore, negatore della divinità di Cristo, di Maria Santissima e infine di Dio. Intanto, contro il Califfato vari stati un tempo crociati hanno puntato, o sembrano aver puntato, armi micidiali.
  In difesa dell'Islam, Bergoglio - in accordo con Obama, la Clinton, la Merkel e Bruxelles - ha risostenuto che sono violenti soltanto i fondamentalisti, ugualmente presenti in ogni appartenenza religiosa, fra i cristiani. In casa nostra - ha osservato - abbiamo i battezzati assassini (ma che paragone!). L'esercito tagliagola dello stato iracheno di Mosul e i combattenti dell'Isis in Libia non sono di certo una piccola minoranza estremista. Da essi emanano i terroristi.
  Tutto questo è documentabile e pacifico. Ne consegue l'enorme e spudorata menzogna di Bergoglio che dichiara la religione musulmana non aver niente a che fare col volere la guerra e col terrorismo islamico.


Piero Nicola

martedì 26 luglio 2016

ERDOGAN È PIÙ INIQUO DELL'OCCIDENTE? (di Piero Nicola)

  Lasciando da parte l'empietà attuata dall'Europa Unita col suo rinnegamento delle radici cristiane, essa ha assassinato la legge naturale - la quale rientra nella Legge divina - bensì con norme sociali che gridano vendetta al cospetto di Dio. E sarebbe question finita. È del tutto screditato il pulpito dal quale l'UE predica contro l'iniquità del nuovo Sultano. Il resto dell'Occidente che ancora nelle sue costituzioni riconoscerebbe Dio, del pari Lo ha offeso, Lo ha tradito e abusa del suo Nome.
  Ma se vogliamo entrare nel merito, in particolare riguardo alle infrazioni della giustizia contestate al Presidente della Turchia, esse per lo più sono fasulle.
  Poiché il consorzio civile richiede un ordine che lo preservi, la differenza fra i provvedimenti adottati da Erdogan e quelli usati dai paesi ex-cristiani è una sola: il primo mette al bando, mediante chiari decreti, coloro che sono nemici del governo nazionale o che gli infilano i bastoni tra le ruote; i secondi mettono fuori gioco i loro sostanziali oppositori e quanti pongono intralcio, adoprando sistemi ipocriti, ingannevoli, sofistici, e nondimeno coercitivi e punitivi. Questi ultimi derivano dall'imputazione di essere antidemocratici e da quella di non rispettare i diritti umani, anche quando sono, in effetti, diritti disumani.
  L'accusa di autoritarismo antidemocratico è in genere pretestuosa. Anzitutto può essere legittimamente ritorta contro ogni regime democratico vigente, in cui, di fatto, la volontà popolare viene raggirata e guidata da oligarchie, che propagandano e inculcano principi errati e altresì criminosi. D'altronde, il sistema della sovranità popolare e della legge della maggioranza è evidentemente inumano, perché lascia la giustizia alla mercé dell'arbitrio della massa e dei suoi rappresentanti, a loro volta in balia della tara del peccato originale. Forma istituzionale codesta, che la Chiesa già definì disastrosa per il bene comune.
  Ne consegue che, mentre un regime autoritario può rispettare o meno i giusti diritti, un regime democratico basato sul volere del popolo reca con sé un grave e pregiudizievole vizio d'origine. Altro è il consenso dei cittadini; altra è l'ipoteca da essi imposta sulla legislazione, essendovi la libertà incondizionata di determinarla.
  L'obiezione solita dei sognatori rivendicatori della perfetta società (che, in ogni caso, non può essere quella dei figli di Adamo) lamenta il difetto della costruttiva opposizione politica. Se una ipotetica onesta e utile opposizione debba essere eliminata, chi non riconosce la necessità di un sacrificio, dovrà di sicuro sopportare un sacrificio peggiore. Il principio che garantisce voci e azioni discordanti, di necessità partigiane (partiti), genera lotte intestine, debolezze deleterie e decadenza. La storia lo attesta, a prescindere dalla qualità delle costituzioni statali e dalla qualità dei governi. D'altro canto, tale contesa è anche una commedia, che consente di mantenere il potere a chi lo ha arraffato, essendo reso intangibile dalle consacrate civiche libertà. Di fatto, la critica producente opera nell'ambito d'un programma politico onesto, definito e unanime, che i detrattori chiamano totalitarismo.
  I diritti civili decretati dal sistema laico e liberale attualmente in vigore sono la negazione del vero Diritto. Tanto si è abusato della democrazia incondizionata che, per governare il popolo, si sono dovuti coerentemente introdurre aberranti seduzioni materiali e ideali. I diritti degni di Sodoma e Gomorra vanno pure nello stesso senso psicologico.
  Su quest'ultimo punto, occorre riconoscere che una repubblica islamica, integrale o parziale, non incorre in una simile vergogna. I suoi delitti saranno altri e solamente alcuni di essi non ci appartengono.
  L'empietà della falsa religione maomettana viene contestata dall'Occidente per alcuni suoi aspetti legali. Si critica la disuguaglianza stabilita a danno della donna, e tuttavia con cautela per non urtare il mondo islamico, che si vuole venga accolto, soprattutto in Italia, con milioni di immigrati. Così si tralasciano o si trascurano diverse iniquità e immoralità contenute in quella religione, tra le quali il fine della guerra santa e la legge del Corano che molto discrimina lo straniero infedele.
  Siffatto procedimento machiavellico  degli occidentali - per niente giustificato, tendendo alla disgregazione delle nazioni e del cattolicesimo - completa la riduzione a sottozero dell'autorità morale dell'ormai vecchio e viepiù degenere Mondo Libero.
  A beneficio dei dubbiosi aggiungo un'azione esemplare dell'impostura democratica.
  Chi non sarebbe disposto a riconoscere che il diritto all'autodeterminazione dei popoli è almeno importante quanto il riconoscimento delle politiche minoranze interne? Orbene, siffatto diritto della popolazione del Sud Tirolo (Alto Adige, etnicamente non italiano),  è stato negato con argomenti contrari al principio enunciato dalla stessa ONU. Il che è avvenuto a causa della politica complicità di vari Paesi interessati al mantenimento dello status quo. Un regime forte avrebbe potuto rivendicare la necessità di assicurarsi i confini geografici includenti l'Alto Adige, appellarsi a un risarcimento per il sacrificio da noi consumato nella Grande Guerra, per le storiche occupazioni austriache delle regioni italiane prima irredente. Ma un regime uniformatosi alla Carta dell'ONU si sbugiarda penosamente calpestandone un punto capitale. Eppure gli italiani sono stati quasi tutti persuasi che il Sud Tirolo debba appartenerci, e che i sudtirolesi, battendosi per l'indipendenza (prima che quella gente la barattasse con un materiale tornaconto), avessero torto marcio.
  Gli Stati Uniti, da parte loro, si arrampicarono sugli specchi volendo giustificare l''indebita annessione dei territori appartenenti agli indigeni, né risulta che abbiano fatto marcia indietro in modo equo.
  In definitiva, gli stati non liberali rispetto ai democratici parlano chiaro, sono meno ingannevoli, e in essi ci si assume maggiormente le proprie responsabilità, si risponde molto più di persona.
  E dovremmo tacere dello Stato del Vaticano, dal quale partono diuturni avvelenamenti delle anime, oltre ad ammaestramenti contrari alla morale, talché pontifica disastrosamente?
 Caso mai qualcuno non abbia presente tali misfatti, riporto un passo dell'introduzione alla messa della X Domenica dopo Pentecoste, nel Messalino di D. C. Lefebvre O.S.B.:
  "La nostra santificazione è impossibile se vogliamo raggiungerla da soli, perché, abbandonati a noi stessi noi non siamo che impotenti e peccatori".
  Donde l'avvio all'inferno di quanti non ottengono la santificazione mediante lo Spirito Santo, ovvero mediante i Sacramenti validamente ricevuti. È facile dedurne le eresie vaticane che, piaggiando l'umanità e coltivandone l'orgoglio, attribuiscono alle coscienze e alle false religioni un potere redentivo.
  "L'umile [il contrario dell'attuale cittadino sovrano democratico] riconosce il proprio nulla perché sa che solo a questa condizione discenderà su lui la virtù di Cristo".
  Questa sedicente chiesa approva questa democrazia, e la cosiddetta società multietnica, inquinata da ogni sorta di errori e di disordini, e ignora l'incompatibilità sussistente tra musulmani ed eredi, volenti o nolenti, del cristianesimo.


Piero Nicola

martedì 19 luglio 2016

Violenza redentrice o esportazione della menzogna?

Negli anni Ottanta del secolo scorso, l'intrepido arcivescovo di Genova, cardinale Giuseppe Siri, fu  zittito dal frastuono dei mezzi di comunicazione sociale, che lo avevano accusato di empietà perché aveva osato affermare che l'Aids era un castigo di Dio, rovesciato sui vizi dell'Occidente libertino e pederastico.
 Associati a un ateismo demenziale e arrogante, i vizi dell'Occidente post-moderno incrementano l'ecumenismo pederastico e lesbico, avanzante dietro un prurito invincibile, che corrompe la persona, ricatta e aggredisce i fedeli cattolici, spegne il senso critico, calunnia la dissidenza e spaventa  gli osservatori neutrali. 
 Sul palcoscenico della nuova, grottesca morale si agita il fantasma di Fagiolino, il rumorista vagante, che, nel secondo dopoguerra, per il facile divertimento dei musicofili intestinali, metteva in scena sulle macerie, democratici e applauditi rumori. (Come è del resto noto il potere democratico e l'estetica associata hanno origine dal basso).
 In agosto saranno celebrate ufficialmente e a termini di legge statale (del rumoroso  stato fagiolino) le prime nozze tra due maschi appartenenti all'intoccabile e quasi venerata e incensata corporazione dei sodomiti, eredi del rumoroso Fagiolino.
 Saranno infatti celebrate ufficialmente e nel compunto rispetto delle capovolte leggi dello stato (in marcia trionfale verso il Vespasiano assoluto) le prime nozze tra due maschi appartenenti all'intoccabile e quasi venerata e incensata corporazione dei sodomiti progressivi. 
 Le barche degli immigrati islamici intanto scivolano sulle acque della pietà invincibilmente cieca, nelle quali si specchia il futuro di un'Italia agitata dal fanatismo e dalla refrattarietà/ostilità al lavoro. 
 Eccitati dal buonismo, preti zelanti e piissimi teologi allestiscono cucine fumanti per nutrire i maomettani, che hanno in dispetto la religione di Nostro Signore Gesù Cristo.
 Oggi nessuno osa sostenere che la cieca violenza islamica è un castigo di Dio, che si abbatte sulla trionfante e gongolante inversione della morale ecumenica.
 Chi osa dissentire, ad esempio Magdi Allam, è tacitato, minacciato e obbligato a vivere sotto scorta.
 Al contrario, si benedice e si loda il (falso) profeta Maometto, che dal cielo ci manda un alto numero di preziosi, deliziosi e graditi visitatori.
 A Parigi, a Bruxelles e a Nizza non propriamente graditi, ma la felicità ecumenica ha un prezzo che l'intelligenza deve pagare. Come ha detto il senatore Armando Plebe il godimento politico non vuole pensieri,
 Occorre rassegnarsi e tollerare la presenza di alcuni birbantelli nella pia folla degli islamici, Come è noto lippis et tonsoribus, tutte le grandi famiglie hanno il loro birichini. Bisogna guardare il bene e trascurare il cattivo margine.
 Sarà interessante seguire lo sviluppo dell'incontro degli intrepidi navigatori islamici con i sodomiti  abitanti sulla terra ferma.

 I lettori degli acrobatici documenti sulla comunione dei fedifraghi regolarizzati  attendono un'audace dichiarazione del vescovo di Roma a cauta e parziale giustificazione della pia pratica gomorrita. Saranno felici gli islamici? Il disagio civile è alle porte. Marcello Guidassdci è inquieto.

Piero Vassallo

LA PRIVAZIONE IDEALE (di Piero Nicola)

L'ultima vicenda Erdogan & Turchia potrebbe servire per dare un po' d'aria e di luce a un localino cerebrale disadorno, uno studiolo spartano e ruvido che, meschino, si sente ingiustamente chiuso, dato che ha la presunzione di ispirare cose sagge e maschie, mentre i piedi civili non si azzardano ad entrarci.
  Il rozzo popolo turco sta con il suo Presidente. Esso forse ha preso dimestichezza con l'accesso all'alquanto incivile stanza dell'umano pensiero.
  A questo punto, sorge il sospetto che tutte le manifestazioni, passate o recenti, degli evoluti democratici eroicamente scesi in piazza contro il novello Sultano, non fossero genuine riguardo alla loro rappresentatività dei molti connazionali, cioè che fossero numericamente trascurabili, sebbene valorose e represse. Forse il Sultano un dì lesse il Vangelo, dove dice che un po' di lievito a gonfiare tutta la massa.
  Le belle aspettative dell'Occidente gli hanno fatto più volte prendere abbaglio. Bisogna comprenderlo. Bisogna capire come i longanimi dal cuore d'oro (che nella loro magnanimità accolgono i diritti delle coppie che per loro uguale natura sessuale non procreano) non osino credere che ci sia molta gente favorevole a un ordine proprio severo e, per giunta, ben poco laico.
  Ora essi sperano nell'ignoranza riscattabile e, trasportati dal fulgido ideale, sono scusabili quando si lasciano alla propaganda e ai suoi espedienti malandrini, alla polemica e al disprezzo, purché trionfi la liberazione. Così, si tengono confortati nei quattro augusti saloni della magnifica libertà, e perdono di vista che la voce della verità, a più riprese rivolta a denunciare l'autoritarismo del governo di Erdogan, non può essere stata ignorata dagli abitatori dell'Anatolia. Sicché gli ottomani appaiono refrattari allo Stato di diritto: hanno scelto la politica, le leggi e la conduzione della Cosa pubblica dovute all'attuale Sultano, e per lui hanno presentato il petto ai cingoli dei carri armati e alle pallottole dei militari ribelli.
  Ci si dovrebbe rassegnare alla storia che non cambia, al consenso dato liberamente ai dittatori? Giammai! Si tratta di episodi, di circostanze; si capisce. Non c'è da preoccuparsi e da credere che si possa tornare al Medioevo, che le conquiste civili siano provvisorie e caduche. Siamo entrati in un'era irreversibile e immarcescibile. Certo, occorre pur sempre una dose di accortezza.
  Si può anche capire che i giornalisti, i politici eminenti e minori, gli intellettuali abbiano interessi imprescindibili e subiscano pressioni irresistibili, per cui dicono e fanno cose inverosimili, ad esempio affermando che con i rivoltosi bombardieri e maciullatori bisogna usare clemenza e non brandire la spada della Giustizia. Ma tutti gli altri uomini della strada perché dovrebbero restringersi nello splendido prefabbricato mentale, quando esso gli torna scomodo? Perciò attingano alla loro riserva di magnifica saggezza, gli alti indignati e i loro portavoce, non rischino di compromettersi con dichiarazioni avventurose! Obama eviti di affermare che la vittoria dei golpisti avrebbe rafforzato Putin in quelle regioni, quando gli americani fecero subito capire che essa faceva comodo a loro. I giornali non deplorino il ripristino della pena di morte in Turchia, quando in Egitto si operano esecuzioni anche peggiori, e negli USA la pena capitale viene attuata regolarmente. Inoltre non è affidarsi troppo ai principi assimilati dal pubblico, trattare il terrorismo ad Ankara e a Istanbul come differente da quello praticato altrove?
  Agli uni e agli altri timonieri basta ripetere che è un delitto porre limiti alla libertà di stampa, di parola e di manifestazione, perché quand'anche i perversi corruttori si vestissero di tale democratica facoltà, nulla giustificherebbe la sua limitazione. Soprattutto l'uomo del Duemila sa discernere e sa difendersi, casomai non ci fosse chi gli presti aiuto. Eccezion fatta, s'intende, circa la messa al bando di quei cattivi che pretenderebbero di perorare la causa della stessa limitazione delle libertà.
  Che importa se l'aumento dei diritti sembra aver giovato al disordine e alla crisi? Dovremmo ancora ricordare le giovevoli crisi di crescenza? Questo postmoderno, è il migliore dei mondi possibili. Occorre soltanto stare all'occhio per contenere gli slanci, talvolta erronei, e le sacrosante indignazioni, onde i populisti non ne approfittino, onde poter mettere a posto, in America, quel candidato repubblicano riccone e fanfarone, in Inghilterra, quell'ex sindaco di Londra biondo platino, in Francia, la maestrina Le Pen, in Italia, il birichino Matteo Salvini.
  Allora il buon Obama cerchi di non prendere posizione sui fatti internazionali, senza aver ben ponderato i suoi interventi. Oggi la situazione si è fatta un tantino delicata anche per i suoi pari, e per i suoi paterni protettori. L'aver eliminato Gheddafi e Saddam non è stato un successo. L'aver preso di mira l'autocrate Assad lascia a desiderare. Il sostenere il regime di ferro in Egitto desta perplessità. Il lasciar correre sui diritti umani bistrattati nei regni d'Arabia può destare sospetti. Resta un'inezia, se laggiù le donne adesso possono guidare l'automobile. E richiede solo un po' di tatto promuovere l'accoglienza in Italia dei prolifici maomettani in grande quantità, di già che qui non si fanno attentati terroristici sicché gli italiani possono restare buoni e non devono allarmarsi. Pertanto, i signori dei diritti umani ci vadano piano e tutto si aggiusterà.
 

Piero Nicola

lunedì 18 luglio 2016

Frammenti e ragionamenti nella sera della via

Nella mia vita, come nella tramontante vicenda del qualunque anziano, ha unicamente significato l'elenco degli esempi. Degli insegnamenti e dei benefici ricevuti dai genitori, dai parenti saggi, e dal vasto numero degli educatori professionisti o amici.
 Per rammentare e comprendere il proprio nascosto significato l'io deve, anzi tutto, fare un coraggioso passo indietro e rivolgere la memoria ai testimoni della pietà cristiana e dell'amor di Patria. Due virtù che, in altri, censurati tempi, erano inseparabili. … Dietro la cattedra erano in mostra ritratti del Papa Pio XII, del Duce Benito Mussolini e del Re, Vittorio Emanuele III.
 Correva il tormentato maggio del 1943, l'Italia stava per scendere nel sottosuolo della sconfitta.
 Nel piccolo e povero paese in cui la mia famiglia si era rifugiata per sfuggire ai bombardamenti, le sere di maggio erano movimentate da un piccola e ardita folla di donne e giovani uomini credenti, che, per recarsi in chiesa rischiavano l'incontro con il solitario areo americano, la cui mitraglia aveva il compito di terrorizzare  il quasi disarmato nemico.
 Infine vinsero gli alleati. Insieme con i filippini, nell'aprile del 1945, gli zelanti fucilieri italiani salivano da una valle parallela, seminando bieco sangue fascista.
 I filippini lanciavano cartigli verdi, contenenti gomme da masticare. La liberazione incrociava l'accattonaggio. 
 Gli adulti del paese rustico guardavano scrollando la testa. Il fascismo non si smaltisce i pochi giorni...
 I rari operai, illuminati dal lavoro nella città, applaudivano e lanciavano fiori selvatici. La sconfitta li faceva gongolare.
Un giovane cripto fascista (il padre nascondeva in casa il fascista Giulio Cesco Baghino) osò lanciare fiori gialli, familiarmente detti piscia cani.
 Fortunatamente i liberatori filippini non capirono il significato offensivo del simbolo giallo. E i patrioti fecero finta di niente, ringhiando in cuor loro. (Se avessero saputo di Baghino, però...)
 Le donne, in disparte, facevano il segno della croce. Dall'alta valle scendeva infine il sordo rumore della plumbea giustizia partigiana. Eccitato dal lontano rumore delle mitragliette, l'illustre resistente promise e profetizzò una vita stentata al giovane lanciatore di fiori gialli.
 Se non che le tombe dei giustiziati fascisti, scavate in prossimità incauta dall'aquilotto, causarono una epidemia di tifo. Alcuni sussurrarono un enigmatico proverbio: Dio non paga il sabato.
 Un bieco fascista osò dire che l'infezione era la vendetta dei fascisti sveltamente assassinati e incautamente sepolti.
 L'antifascismo, era minoranza, infine. I montanari tacevano. I cialtroni erano l'un per mille. Nella grande folla l'un per mille di necrofili costituiva una folla rabbiosa ma esigua.
 La canaglia festante intorno ai morti esposti in piazzale Loreto rappresentava la minoranza vincente: cinquemila illuminati in rappresentanza di un silenzioso milione e mezzo di milanesi. La giustizia antifascista avanzava cantando in inglese.
 A Milano un poeta cieco, l'eroe italiano, medaglia d'oro (fascista) Carlo Borsini fu ucciso e gettata nel cassonetto della spazzatura. Iniziava il democratico corso della cultura.
 Pasolini (a futura memoria) era davanti al cassonetto. In attesa della conversione pederastia della poesia.
 Il giorno dopo la scuola fu  riaperta. Il professore ci assegnò un compito in classe: Il fine inglorioso del tiranno.  Poi si affacciò alla finestra. 
 Il tiranno era Benito Mussolini? O il popolo che applaudiva il boia? Quale era il pensiero del professore? L'incertezza incombeva. Mi avvicinai per chiedere spiegazioni. E mi accorsi che il professore piangeva. Ho forse intuito che il nascosto pianto celebrava l'avvento della nuova Italia? Mi resi conto che finiva un'epoca, che i discorsi del Duce, i libri di storia, le lezioni dei maestri e dei professori, gli appelli nella adunate, i bollettini di guerra, i racconti della radio, i giornali, le conversazioni familiari stavano per capovolgersi nel tran tran della chiacchiera disfattista cioè democratica? La triste ombra di Ferruccio Parri...
 Mi fu assegnato un tema. La liberazione. Avrei voluto, poiché in giro squillava la festa dei nemici, tuttavia non  riuscii a scrivere neppure una misera riga. Che splendido ricordo quella estranea impotenza a scrivere la parola dei vincitori.
 In città, infine, dopo lo sfollamento. Sulle terrazze e nei pubblici giardini si ballava il bughi bughi, una danza acrobatica, propedeutica di fulminee avventure americane. Magnifici vettori di malattie veneree. Dopo il mal francese il male americano. La storia s'insinua negli ospedali, talora.
 Genova, circonvallazione a monte. In via Acquarone, sulle macerie di un antico palazzo signorile, intanto stava l'improvvisato palcoscenico di Fagiolino, un comico di strada, specialista in  rumori intestinali, applauditi da una democratica suburra.

 Un sospetto impertinente li definiva colonna sonora della liberazione dall'odiata tirannia fascista. Dalla sana maggioranza applausi e grida di ammirazione alla profonda voce dell'Italia democratica. L'antifascismo, che magnifica, che soave musica.

Piero Vassallo

sabato 16 luglio 2016

NELLA S. SCRITTURA, NON SOLO SODOMA E SAN PAOLO... (di Piero Nicola)

Da Il Terzo Libro dei Re (XIV, 21 - 26; XV, 1- 13):
  "Roboamo poi, figliuolo di Salomone regnò in Giuda. Quarantun anni aveva Roboamo, quando cominciò a regnare. E regnò diciassette anni in Gerusalemme città eletta dal Signore fra tutte le tribù di Israele, per stabilirvi il suo Nome. La madre sua chiamavasi Naama, ed era Ammonita.
  "E Giuda fece il male al cospetto del Signore, ed essi lo irritarono più di quello che avessero fatto con tutte le loro opere i padri loro.
   "Perché essi si eressero altari, e statue, e boschetti sopra tutte le alte colline, e sotto ogni albero ombroso.
  "E oltre a questo eranvi nel paese dei giovani effeminati, i quali rinnovellarono tutte le abominazioni delle genti, le quali il Signore distrusse all'arrivo dei figli d'Israele.
  "Or l'anno quinto del Regno di Roboamo, Sesac re di Egitto venne a Gerusalemme. E portò via i tesori della casa del Signore, e i tesori del re, e depredò ogni cosa, e fino gli scudi d'oro fatti da Salomone".
  "Il diciottesimo anno del regno di Geroboam figliuolo di Nabat, regnò Abia sopra Giuda.
  "Egli regnò tre anni in Gerusalemme: sua madre chiamavasi Maacha figlia di Abessalom.
  "Ed egli imitò in tutto i peccati fatti dal padre suo prima di lui; e il suo cuore non fu sincero verso il Signore Dio suo, come il cuore di Davide suo avo.
  "Ma per amor di Davide il Signore Dio suo gli diede una lampada in Gerusalemme, suscitando dopo di lui il suo figliuolo, e tenendo in piedi Gerusalemme.
  "Perché Davide aveva operato rettamente agli occhi del Signore, e non aveva deviato in nulla dai suoi comandamenti per tutto il tempo di sua vita, eccettuato il fatto di Uria di Heth [...] E Asa suo figliuolo gli succedette nel regno.
  "Dunque l'anno ventesimo del regno di Geroboam re d'Israele, regnò Asa re di Giuda [....] E Asa fece quel che era giusto nel cospetto del Signore, come Davide suo avo.
  "E tolse via dal paese  gli effeminati, e lo purgò da tutte le sozzure degli idoli fabbricati dai suoi padri.
  "E oltre a questo si levò d'intorno sua madre Maacha, affinché non fosse sacerdotessa nelle cerimonie di Priapo, e del bosco che ella gli aveva consacrato: ed ei rovinò la sua spelonca, e spezzò l'infamissimo simulacro, e lo bruciò presso il torrente Cedron".
  Levitico (20, 13):
  "Se uno pecca con un maschio come se questo fosse una donna, ambedue han fatto una cosa esecranda: siano puniti di morte".


Piero Nicola

Lo scandaloso elogio di Bergoglio a Lutero, sulla giustificazione (di Paolo Pasqualucci)

Nell’ultima conferenza stampa aerea rilasciata da Bergoglio, durante il volo di ritorno dalla visita in Armenia, interrogato a proposito delle celebrazioni con i luterani per il 500centenario della Riforma protestante, egli ha detto:
“Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate.  In quel tempo la Chiesa non era proprio un modello da imitare:  c’era corruzione, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere.  E per questo lui ha protestato.  Poi era intelligente ed ha fatto un passo avanti, giustificando il perché facesse questo.  Ed oggi luterani e cattolici, con tutti i protestanti, siamo d’accordo sulla dottrina della giustificazione:  su questo punto tanto importante lui non aveva sbagliato.  Lui ha fatto una “medicina” per la Chiesa, poi questa medicina si è consolidata in uno stato di cose, in una disciplina etc.”[1].
Ciò che colpisce come un’autentica mazzata, in queste parole, è l’affermazione che oggi, dopo decenni di “dialogo”, cattolici e protestanti luterani e non, sono d’accordo sulla dottrina della giustificazione.  Concorderebbero anche i cattolici nel sostenere che “su questo punto tanto importante Lutero non aveva sbagliato”.
Ma non è sempre stato questo uno dei punti di completa rottura di Lutero con la dottrina insegnata nei secoli dalla Chiesa?  Vale a dire il fatto che egli propalasse una dottrina della salvezza, o della “giustificazione del peccatore” di fronte a Dio, mediante la sola fede con l’esclusione del contributo delle opere e quindi del nostro libero arbitrio.  Il Tridentino, a conclusione del suo Decreto sulla giustificazione, del 13 gennaio 1547, inflisse 33 anatemi con relativi canoni, il 9° dei quali recita: 
Se qualcuno afferma che l’empio è giustificato dalla sola fede, così da intendere che non si richieda nient’altro con cui cooperare al conseguimento della grazia della giustificazione e che in nessun modo è necessario che egli si prepari e si disponga con un atto della sua volontà:  sia anatema[2].
 La dottrina qui condannata è notoriamente quella di Lutero.  Ed ora il Papa in persona ci viene a dire che “su questo punto tanto importante  Lutero non aveva sbagliato“?  Il presente Pontefice in che conto tiene le definizioni espressamente dogmatiche del Concilio di Trento?  In nessuno, evidentemente.  Ma bisogna dire che non tiene in alcun conto l’intera dottrina della Chiesa sul punto, poiché il Tridentino non ha fatto altro che ribadire, spiegandola e chiarendola, la dottrina sempre professata dalla Chiesa.  E bisogna anche chiedersi, di fronte ad affermazioni del genere: qual è il livello di preparazione teologica di Papa Bergoglio?  
Tuttavia, le sue stupefacenti dichiarazioni non devono sorprendere più di tanto.  Egli non fa altro che trarre le ovvie ed esplicite conclusioni da quanto affermato nella Dichiarazione congiunta sulla giustificazione, perfezionata poco tempo fa, alla fine di un “dialogo ecumenico” con i Luterani iniziatosi nel 1994 proprio con l’intenzione di arrivare ad una Dichiarazione del genere; dialogo sviluppatosi pertanto con la completa approvazione dei due Papi precedenti:  Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.  Risulta forse che essi vi si siano opposti?  Una loro chiamata in correità non è come minimo dovuta?   
Lo straordinario elogio di Papa Francesco a Lutero, elogio nel merito della dottrina eretica di quest’ultimo, mostra quanto sia vera la recente dichiarazione di mons. Bernard Fellay, Superiore Generale della FSSPX,  esser cioè la Chiesa devastata oggi da errori molteplici e gravi, insegnati dagli stessi Pastori, ivi compreso il Papa.
Verità fondamentali vengono negate o svuotate di significato, si cerca l’accordo dottrinale esplicito con gli eretici e scismatici, addirittura la Somma Autorità della Chiesa elogia apertamente i fondamenti stessi delle loro dottrine!  Infatti, l’eresia della sola fides quale procacciatrice di salvezza, senza bisogno del concorso delle opere meritorie che Dio vuole da noi, con l’osservanza di tutti i Dieci Comandamenti, e pertanto con la cooperazione del nostro libero arbitrio all’opera della Grazia in noi, costituisce il principio fondamentale di tutto il sistema luterano ed anzi dell’intero Protestantesimo.

Difensori della fede, dove siete?  Per quanto tempo, ancora, continuerete a tacere?

Paolo  Pasqualucci



[1] Testo ripreso dal sito Riscossa Cristiana, articolo di M. Faverzani, del giugno 2016, p. 2 di 2; originariamente nel sito Corrispondenza Romana.  Il testo riproduce il parlare a braccio del Papa, nel suo spesso infelice italiano, come riportato dalla stampa internazionale.  Corsivi miei.
[2] Giuseppe Alberigo (a cura di), Decisioni dei Concili Ecumenici, tr. it. di Rodomonte Galligani, UTET, 1978, p. 553; DS 819/1559.